Le disavventure di Amos Barton

Le disavventure di Amos Barton
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Shepperton Church ha subito notevoli cambiamenti in venticinque anni. Certo, il campanile è sempre lo stesso, l’orologio anche, ma per il resto è proprio differente. L’edificio si presenta davvero bene: è dotato di un’arcata con il tetto spiovente e le porte di legno di quercia sono lucide e splendenti. Entrando si può notare la navata adornata da panche disponibili per tutti e in alcuni punti ben definiti, si possono scorgere quelle riservate ai nobili di Shepperton. Un elemento che impreziosisce non poco la chiesa è l’organo, ancora ben tenuto, suonato dalle mani talentose di un riscossore di affitti. Sono state apportate importanti modifiche che mettono al bando l’obsoleta inefficienza, per lasciare spazio e libero sfogo all’efficienza funzionale e gradevole alla vista. Nonostante tale rinnovata bellezza, si ricorda quasi con nostalgica mestizia la chiesa che fu, con il suo muro di mattoni, lo stucco degli esterni lasciato allo stato grezzo e quella magnificenza tipica degli altri tempi, se pur passata, atta ad adornare gli interni. E i ricordi viaggiano verso il vecchio presbiterio con due piccoli angioletti, gli stemmi della famiglia nobiliare, quel vecchio corrimano che ha servito tante signore, dalle più anziane alle più giovani. Non ci sono più tutte quelle strambe amenità, sostituite dal modernariato. Una modernità che vede panche al posto di quegli enormi banchi, che hanno ospitato i frequentatori delle lezioni, quando il canto non era ancora cosa meccanica e considerato quasi un dovere. La vecchia Shepperton Church, la chiesa non ancora rinnovata, vedeva alla sua guida il pastore Mr Gilfil, eccellente nel suo ruolo, con qualche curiosità un po’ troppo intima legata alla sua vita, dal profilo decisamente poco interessante. Amos Barton, ecco, la sua figura è curiosa e singolare! Amos è il pastore che arriva a Shepperton Church molto tempo dopo la scomparsa di Mr Gilfil…

Le disavventure di Amos Barton è il primo riuscito romanzo che porta la firma di George Eliot, alias Mary Ann Evans e che inaugura la fortunata raccolta Scene di vita clericale. Il racconto, la cui prima pubblicazione risale al 1857, è piacevolmente condotto da un narratore onnisciente che si rivolge direttamente al lettore, prendendolo per mano e trascinandolo in maniera delicatamente repentina nella storia. Si entra così in Shepperton Church, quella che è la chiesa di Amos Barton e la si conosce in tutta la sua rinnovata bellezza, ricostruendo la sua vecchia immagine attraverso i vividi ricordi del narratore. L’autrice, con la sua scrittura elegante e sinuosa, disegna magistralmente la figura del pastore Amos Barton, un uomo impacciato, innamorato della sua famiglia, che nonostante le sue precarie condizioni economiche accetta di ospitare la contessa Caroline Czerlask, una nobildonna molto pretenziosa. Milly, la moglie di Barton, si ammala gravemente e l’amicizia tra la famiglia e la contessa si rafforza talmente tanto da divenire oggetto di pettegolezzi nella cittadina. Sorprendente la capacità descrittiva dell’autrice, che in questo modo consegna al lettore uno spaccato della società inglese decisamente attuale. Una comunità combattuta tra le dicerie e le calunnie e il voler mascherare le chiacchiere e le maldicenze con la sola finalità di proteggere una famiglia perbene. Un racconto breve Le disavventure di Amos Barton, intriso di vive sensazioni, che offre spunti di profonda riflessione. Bella la penna della scrittrice, capace di narrare una storia tristemente drammatica, senza destare compassione, ma elevando le emozioni all’ennesima potenza. George Eliot con/in Le disavventure di Amos Barton non ha voluto fare alcuna denuncia sociale, ma ha voluto scrivere – riuscendoci pienamente – un romanzo realista inglese, evidenziando il perbenismo che spesso invade la società e che ben si sposa con i vizi dell’umanità. Caratteristiche che spesso si riscontrano nella produzione letteraria di Mary Ann Evans, (la scrittrice come è noto pensò di nascondere la sua vera identità, per timore che i contenuti potessero essere boicottati a causa del suo sesso), che spesso ruota intorno a tematiche di profonda attualità. A ogni suo personaggio, l’autrice dona una sorta di introspezione psicologica, tanto che i suoi romanzi sono stati spesso considerati i precursori di racconti a sfondo psicologico. Una scrittura fluida e garbata la sua, che si avvale di metafore, di immagini finemente descritte e di termini fortemente originali, che disegnano amabilmente agli occhi del lettore la scena che sta leggendo. Un’autrice la Eliot che a differenza delle altre scrittrici del suo tempo (metà dell’800) non ha come unico obiettivo divertire chi legge, ma ha tutte le intenzioni di narrare di un’umanità vera, reale, con le sue sventure, i suoi crucci e la sua concreta esistenza. Tutto questo si ritrova ne Le disavventure di Amos Barton, un classico da leggere e rileggere, che ha sempre qualcosa di nuovo da trasmettere.



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