Le origini del potere

Le origini del potere

Giuliano Della Rovere giunge a Roma nell’agosto del 1471. Ha lasciato il convento e ha compiuto un lungo estenuante viaggio per assistere all’ascesa del nuovo pontefice, Sisto IV, suo zio. Il giovane frate francescano, coi suoi abiti logori, accaldato, impacciato, è travolto dalla bellezza della città in festa e la folla urlante lo mette in agitazione. Per sua fortuna i cugini lo riconoscono e lo chiamano a loro, Pietro e Girolamo Riario. Giuliano ignora che per lui quello è l’inizio di una nuova vita. Euforici per il prestigio che il papa porterà alla famiglia, i fratelli Riario conducono il cugino in una locanda per cenare e bere, forzando la ritrosia del ragazzo che è estraneo a simili libertà. Ebbri ed esaltati i giovani si avviano per le strade poco sicure della città, in piena notte. Giuliano inizialmente si smarrisce, ma ritrova Girolamo in tempo per vedere tre aggressori accanirsi contro di lui. Ben scarso l’aiuto che può dargli, colpito a tradimento sviene e si desta tra le braccia di una bellissima fanciulla dai capelli rossi, che lo soccorre e lo porta nella propria dimora. Medicato dalla giovane, i sensi in tumulto, il frate non riesce a trattenersi e giace con lei, per destarsi smarrito e con i sensi di colpa. Mentre ripercorre la strada notturna incontra dei bambini che cercano di vendergli un pugnale e ci vuole un attimo perché riconosca l’arma di Girolamo. Sul selciato è evidente una pozza di sangue ed è inevitabile pensare che il cugino sia morto. Giuliano corre verso la zona in cui si snoderà la processione del nuovo papa a cavallo di una mila bianca. Intercetta Pietro e, con grande sorpresa, Girolamo che si comporta come nulla fosse accaduto, anche se sul volto sfoggia una brutta ferita. L’impulsivo frate è ancora troppo inesperto per dissimulare ansie e paure, i cugini sono costretti a prenderlo in disparte per placarlo e parlargli della feroce rivalità con la famiglia Colonna...

Giuliano Della Rovere (1443 – 1513), diviene papa nel 1503 col nome di Giulio II, successore del celebre e temuto Alessandro VI, Rodrigo Borgia, con cui fu a lungo in aperto conflitto. Ispirato dalla figura di Giulio Cesare, viene ricordato come un pontefice dall’indole indomita e bellicosa, fondatore del Musei Vaticani, che nei secoli numerosi papi hanno contribuito ad arricchire di opere d’arte, si occupa del restauro della Cappella Sistina (voluta da Sisto IV) e affida a Michelangelo Buonarroti la decorazione pittorica della volta e nel 1506 crea la Guardia svizzera pontificia, ancora oggi attiva. Tra mecenatismo e prove di forza, ottiene la riconciliazione delle famiglie Orsini e Colonna, ponendo fine a tafferugli e vendette che minavano la pace romana. In questo romanzo Alessandra Selmi racconta l’ascesa al potere di Giuliano, descrivendone il carattere e sottolineandone gli scatti d’ira e l’indole ambiziosa, alimentata dalle umiliazioni patite in gioventù a causa delle sue origini. La Selmi ricostruisce i giochi di potere del periodo, necessari ai fini politici all’interno delle famiglie patrizie romane, per mantenere posizioni di prestigio, ricchezze e il controllo sul papa. Il romanzo ha un ritmo incalzante, i colpi di scena mantengono vivo l’interesse del lettore, l’evoluzione di Giuliano Della Rovere è raccontata con cura, senza forzature e la sua figura si può amare o meno, ma di certo colpisce l’immaginario. Lo spazio dato alla storia d’amore con Lucrezia Normanni e il legame con il fedele Bernardino De Cupis, rendono umano e credibile lo scaltro cardinale, sempre combattuto tra la vocazione religiosa, l’impegno verso Dio e le sue debolezze terrene: potere e passione, amore per l’arte e brutalità. Papa Giulio II si spegne nel febbraio del 1513 a causa della sifilide, dopo aver legato per sempre il suo nome a uno dei periodi più significativi per l’arte italiana.



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