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Le piccole virtù

Le piccole virtù

In Abruzzo ci sono solo due stagioni: l’estate e l’inverno. Lunghi giorni soleggiati e pieni di polvere, donne e bambini che vivono per strada mentre gli uomini lavorano nei campi. Finito il raccolto, ai primi freddi, il paese diventa deserto e gli uomini vanno a lavorare in città come muratori. Natalia, Leone e i bambini vivono questa vita semplice, i volti prima tutti uguali poi diventano persone: Domenico, Aristide, la giovane cameriera Crocetta. A Pizzoli passano l’ultimo buon tempo, nonostante siano al confino... Cesare Pavese è un caro amico di Natalia. “Scelse, per morire, un giorno qualunque di quel torrido agosto e scelse la stanza d’un albergo nei pressi della stazione: volendo morire, nella città che gli apparteneva, come un forestiero”. Torino è una città triste d’inverno, la nebbia violacea del fiume, la fuliggine dei treni, gente laboriosa, operosa e testarda come lo è Cesare. Qualche volta la tristezza lo assale, come quella di un ragazzo, malinconia voluttuosa e svagata, che gira nel mondo assorto dei sogni. Parco e brusco nei sentimenti, ma generoso con gli amici nei momenti di difficoltà non ha mai permesso a nessuno di avvicinarsi troppo con parole pietose. È per questo che ha scelto di morire d’estate con la città vuota... Gabriele è il secondo marito di Natalia, all’apparenza non possono essere più diversi. Piccole cose come: caldo, freddo, musica, teatro, senso dell’orientamento, cinema, pittura, cibo, ordine e disordine li differenziano. Diverso è il loro atteggiamento di fronte all’autorità costituita: lui è rispettoso, lei ha paura di essere portata in prigione, i vissuti sono tanto diversi. Natalia ha sempre il dubbio di sbagliare, ma se una volta è lui a farlo glielo fa scontare con musi e lagne. Lui si infuria, ma subito passa, lei scaglia piatti e stoviglie per terra. Piccole e grandi ripicche quotidiane di una ventennale coppia. Da giovani lei più matura e provata, lui pronto alla vita. Adesso lui non ricorda più la prima passeggiata insieme per via Nazionale, mentre la riaccompagnava alla pensione in cui abitava. Due giovani intellettuali a passeggio, che ora sono invecchiati...

I rapporti umani si devono riscoprire e reinventare ogni giorno e di persone Natalia Ginzburg ne ha incontrate tante: maestri, amici, colleghi di lavoro, affetti familiari. Sempre un passo indietro, per la sua innata timidezza, dietro agli uomini della sua vita. Le piccole virtù è una raccolta di undici racconti, memorie e riflessioni, come finestre affacciate sul suo mondo. Saggi di costume, lezioni di letteratura, tutti composti tra il 1944 e il 1962 e in queste pagine c’è la donna, una Natalia dolente, pragmatica e a volte brusca per le tante prove superate. In questa nuova edizione di Einaudi, curata da Domenico Scarpa e con la prefazione di Adriano Sofri, ogni lettore può essere soddisfatto dalle notizie sul testo, dall’antologia critica e dalla bibliografia. Tanto è stato scritto sulla sua vita e per renderla meno iconica e lontana vale la pena sottolineare le piccole virtù che ha insegnato ai suoi figli. Il rendimento scolastico non è la rivalsa dei genitori che non hanno potuto studiare o primeggiare, ma la prima battaglia che devono affrontare in autonomia, supportati sì, ma non sostituiti. Gli insuccessi che possono venire danno ai figli la possibilità di rimediare e reagire. Come pure i facili successi che insuperbiscono vanno sminuiti. “Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?”. L’impegno politico della Ginzburg ha radici profonde, le frequentazioni della sua famiglia, le persecuzioni subite dal suo primo marito Leone e il suo lavoro di giornalista la portano nel 1983 al Parlamento nelle fila del Partito Comunista Italiano. Sono di questo periodo le telefonate mattutine a Vittorio Foa per discutere, anche animatamente, data la profonda amicizia che li lega. A questo proposito Anna Foa ha ricordato questo episodio: aveva prenotato in un ristorante libico che conosceva per il suo ottimo couscous a Piazza Vittorio, a Roma, per cena, una bella comitiva di amici pronti a passare una bella serata. Ad un certo punto suo padre Vittorio e Natalia iniziano a discutere, via via più animatamente, alzando la voce, sul cambio del nome da Partito Comunista Italiano a Partito Democratico della Sinistra, lui favorevole, lei contrarissima. Si avvicina ad Anna con fare preoccupato il proprietario del ristorante e chiede sottovoce: “Il couscous non è buono?”. Il couscous era buonissimo, ma Natalia Ginzburg era così, appassionata e tenace, sempre pronta a difendere la sua opinione. Si può parlare di vita e di storia anche con i suoi scritti, Piccole virtù che possono ampliare i nostri orizzonti.