Le ragazze

Le ragazze
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C'è chi le definisce mostri, streghe, orrori. Chi, al contrario, miracoli, prodigi della natura. Per la comunità scientifica sono i gemelli cranipagi più longevi al mondo. A Leaford, la cittadina canadese in cui vivono, sono solo “le ragazze”. Le gemelle siamesi Rose e Ruby Darlen, nate 29 anni fa da un unico uovo fecondato, sono rimaste unite in un punto, all'altezza delle tempie, largo quanto un piattino da caffè. “Alza la mano destra. Posa la base del palmo sul lobo dell'orecchio. Copri tutto l'orecchio e allarga le dita: questo è il punto dove mia sorella e io siamo unite”, racconta Rose. I visi non proprio allineati, i crani fusi insieme a creare un unico cerchio che prosegue oltre la tempia e curva verso il lobo frontale. “Se ci guardi – prosegue Rose – potresti prenderci per due donne che si abbracciano e appoggiano la testa l'una a quella dell'altra”. Non è una vita facile per Rose e Ruby:  azioni all'apparenza banali come prendere l'autobus sono per loro imprese da pianificare per tempo. Ci sono tantissime cose che le due non hanno potuto fare eppure, afferma Rose, “quanto sono stata amata, se potessi vivrei altre mille vite come questa, per avere ogni volta una dose più grande d'amore”. La quotidianità delle due, la vita in famiglia con gli “zii” Lovey e Stash che le hanno adottate quando, alla nascita, furono abbandonate dalla madre, il lavoro come bibliotecarie, le passioni di una, Ruby, per la storia degli Indiani d'America e le soap opera, e dell'altra, Rose, per la lettura e la scrittura, ci vengono narrate da Rose stessa, intenta a scrivere la loro autobiografia, con un'urgenza dettata dal compleanno dei 30 che si avvicina e che potrebbe essere l'ultimo...
Tenero e delicato. Niente affatto disturbante come temevo, a tratti struggente. Così definirei il romanzo della canadese Lori Lansens. L'autrice avrebbe facilmente (e furbescamente) potuto schiacciare l'acceleratore sul melodramma, invece riesce a maneggiare la storia con maestria. Il punto non è solleticare un interesse morboso per una “fisicità” diversa (l'associazione gemelli siamesi-circo vi dice qualcosa?) ma coinvolgere il lettore nella ricerca, faticosissima, della propria individualità perseguita con determinazione e coraggio, pazienza e fiducia, dalle due sorelle, irrimediabilmente legate tra loro (condividendo una vena fondamentale, non potranno mai sottoporsi a un intervento di separazione chirurgica, pena la morte). Questo ci vuole raccontare la Lansens: la fatica di rendersi autonomi, di affermarsi e farsi riconoscere come unici. E in questo ti senti vicinissima alle ragazze: intuisci la fatica e simpatizzi per loro, tifi perché riescano a emanciparsi. Ecco perché il romanzo non disturba, non scade nel pietismo, non cerca l'applauso facile, non indulge nel sentimentalismo. Ed ecco perché il romanzo è semplicemente bello. Anche se a volte la scrittura si appesantisce, anche se la parte centrale manca di quel tocco fulminante che caratterizza invece l'inizio e la conclusione, anche se si poteva sforbiciare senza nulla togliere alla trama. Il romanzo è bello perché racconta una storia, anzi due, di crescita e realizzazione personale: ostacolate da vincoli fisici, osteggiate a volte dal mondo che le guarda come una “cosa” (mostruosa o prodigiosa che sia), frenate dalle loro stesse comprensibili paure, le ragazze conquistano quell'amore, quel rispetto e quel riconoscimento a cui hanno sempre aspirato. Come si fa a non intenerirsi per due protagoniste del genere?

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