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Le ricamatrici della regina

Le ricamatrici della regina

Ann è una giovane donna, fa la ricamatrice da undici anni per uno degli stilisti più acclamati di Londra, Mr Hartnel. È il secondo dopoguerra, con i razionamenti al limite della fame, il freddo intenso e i lutti che pesano come macigni sulle spalle. Anna adora il suo lavoro, l’arte del ricavare da fili sottilissimi di seta elaborate immagini a rilievo su stoffe pregiate. Le basta appena per vivere una vita povera, ma le dà molta soddisfazione e il mondo della sartoria Hartnell è un luogo sereno, dove è rispettata e ha un ruolo importante. Proprio lì incontra Miriam, ebrea parigina sfuggita ai campi di concentramento proprio per la sua abilità di ricamatrice. Miriam vuole una vita nuova, ma non riesce a dimenticare le morti e il dolore che sono stati seminati nella sua esistenza e il fatto che lei sia riuscita a sopravvivere nascondendo la sua origine semita, mentre i suoi genitori e i nonni sono stati rastrellati e lei non ha più saputo che fine hanno fatto. Miriam è forte, coraggiosa e piena d’iniziativa anche se è timida e il sodalizio con Anna origina una profonda amicizia. Heather è la nipote di Ann che alla sua morte riceve una scatola con dentro dei pezzi di stoffa ricamati finemente e scopre che quei disegni raffinati ed eseguiti con maestria sono prove per l’abito da sposa della Regina Elisabetta d’Inghilterra…

Il romanzo si dipana su due piani temporali: il passato attraverso la vita di Ann e Miriam nel 1947, le loro esperienze come ricamatrici, ma anche le loro esperienze di vita personale, passata e presente, intessuta di ricordi taglienti, di sofferenza, di privazioni e per Ann anche di una sconvolgente esperienza che non la piegherà, ma le farà cambiare repentinamente il suo percorso esistenziale semplice e pacato. Il secondo piano temporale della narrazione è quello di Heather, nipote di Ann, nel 2016: in Canada, dove vive, e a Londra dove si reca per scoprire il segreto nascosto nella scatola con i ricami. I personaggi come gli ambienti sono narrati con cura, con una intelligenza emotiva che li delinea con molte sfumature, fino a farli diventare reali, quasi si potessero davvero vedere e perfino toccare. Il racconto è scorrevole e i piani di narrazione si intrecciano alla perfezione, rendendo semplice e affascinante la lettura. Il linguaggio varia a seconda del personaggio e dell’epoca, aiutando a delineare ancora di più le situazioni e i momenti sia interiori che esteriori della narrazione. Il piccolo giallo che è la sottotrama del romanzo tiene alta l’attenzione e la voglia di giungere alla conclusione. Un tributo alle lavoratrici che crearono l’abito da sposa più chiacchierato della storia del dopoguerra e che le fa assurgere a vere eroine, colossi di umanità, il cui impegno non era mai stati sottolineato da nessuno prima d’ora.