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Le teste

Le teste
Natale si avvicina, inesorabile. Gli uffici della Questura di Milano sono quasi deserti, i capi sono a New York assieme al sindaco e si sono portati dietro mezza Squadra mobile, tanto si sa che durante le Feste anche gli omicidi si fermano. L'ispettore Guido Lopez invece è rimasto qui, e si prepara al solito 25 dicembre passato da solo tappato in casa: a guastargli il poco allettante programma arriva prima la visita di un sedicente agente dei Servizi che gli chiede di collaborare con loro (nessuna interferenza con il suo lavoro in Polizia, emolumenti strepitosi, incarichi semplici e veloci... e sì, la possibilità che si tratti di far fuori qualcuno), poi il ritrovamento di un cadavere e di una testa in un laghetto ghiacciato del parco Forlanini, all'Idroscalo. E' andata così: una telefonata anonima ha avvertito della caduta di un anziano nell'acqua gelida attraverso un buco nel ghiaccio, i sommozzatori hanno trovato il corpo del pensionato ma anche una testa tagliata. Una testa di donna. Lopez e un giovane graduato zelante ed efficiente, tale Orfeo, iniziano le indagini, che vertono come da manuale nell'ambiente della prostituzione. Ma quello che potrebbe sembrare un caso tra tanti o al massimo un cold case tornato alla ribalta diventa a poco a poco un abisso oscuro di depistaggi, segreti, politica e orrore...
Arriva alla conclusione la saga di Guido Lopez (e l'avventura dell'autore con Mondadori) con questo romanzo che per più di dieci anni è stato un work in progress complesso e non privo di imprevisti (ad esempio la formattazione di un disco fisso che sembrava averlo cancellato per sempre). Giuseppe Genna ama affermare che lo ritiene più vicino a un pamphlet politico che a un noir, e del resto anche in assenza di questo pronunciamento la natura di pretesto del plot poliziesco è qui trasparente: troppe le allusioni, i rimandi, le crepe nella struttura narrativa dalle quali filtrano simboli, meta-significati e meta-significanti. Le stesse pratiche di decapitazione e sgozzamento non sono trucchetti da guitto che l'autore utilizza per ammantare di esotismo il solito tran tran à la CSI, ma materia antropologica, ricordi profondi che affiorano dalla memoria collettiva e tribale, tracce genetiche quasi. Dalla teoria del complotto dei romanzi precedenti si passa in Le teste alla pratica del complotto, alla prassi del quadruplo gioco e del depistaggio: anche se naturalmente la struttura segreta Occidente è (anche) metafora dell'Occidente culturale e sociogeopolitico e della sua gestione della decadenza (lo scontro delle civiltà, do you remember?). Non manca un riferimento autobiografico dove meno te l'aspetti, e cioè nella dinamica di un vecchio caso di omicidio che Lopez è costretto a riaprire: "Avevo 11 anni, i genitori avevano portato me e mia sorella al mare, a Lido Adriano, vicino a Ravenna. Siamo sulla spiaggia, due ragazzi tedeschi stanno uscendo dall’acqua con un sacchetto di plastica trovato sotto le rocce di un moletto. Lo aprono e ne esce una testa di donna. Per anni, tutte le notti ho avuto l’incubo di vedere uscire quella testa dall’acqua del water", ha confessato Genna al Corriere della Sera. Il romanzo è potente, rabbioso, plumbeo: fino al forse meno definitivo di quanto non sembri finale. Due sole osservazioni: il titolo originariamente pensato per il romanzo - Digesto delle teste - era decisamente migliore di questo Le teste (molto più in linea con l'estetica arcaico-granduignolesca che anima il libro, perlomeno), e la copertina del libro è irritante talmente è fuori contesto.