Le tribolazioni dell’ultimo Sijilmassi

Le tribolazioni dell’ultimo Sijilmassi
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Adam si trova su un Boeing Lufthansa a diecimila piedi di altezza quando la domanda gli si affaccia in testa “Cosa ci faccio qui?”. Sospeso in aria a viaggiare per l’ennesima volta quell’anno tra due continenti per vendere bitume ai cinesi? Che senso ha quella velocità folle? Lentamente, nella sua testa si fa strada un’epifania: vuole rallentare, tornare a muoversi a una velocità simile a quella conosciuta da suo padre che si muoveva in scooter o meglio, a quella di suo nonno che non aveva mai conosciuto andatura più veloce che quella sostenuta dal proprio cavallo lanciato al galoppo. L’urgenza che avverte è tale, l’insofferenza è talmente improvvisa che Adam ha bisogno di cedere immediatamente a quest’impulso. Atterrato a Casablanca e afferrato il proprio trolley, si avventura all’esterno dell’aeroporto dribblando le insistenze dei tassisti, schivando gli autisti più o meno abusivi in attesa di clienti e si avvia risoluto verso l’autostrada. Tornerà a casa a piedi! La cosa si rivela però ben presto problematica. Un uomo con abiti di buona fattura e un trolley chiaramente nuovissimo che procede lungo una strada trafficata attira un sacco di attenzioni indesiderate. Gli automobilisti non riescono a superarlo senza fermarsi offrendo aiuto per un’immaginaria auto in panne o passaggi in città. Nessuno di loro riesce a credere che l’uomo abbia semplicemente intenzione di camminare per 20 chilometri fino a casa! Solo un contadino che procede su un carretto tirato da un mulo non si ferma ed ecco che Adam lo rincorre e si offre di pagare per un passaggio, che però l’uomo è piuttosto riluttante ad offrire. Ben presto l’insolita combinazione di uomini e mezzo di trasporto attira l’attenzione della polizia, causa una multa e comporta un inglorioso ritorno a casa sull’auto di pattuglia per Adam. Non sarà questo primo ostacolo a scoraggiarlo dal proprio intento, però, e il suo entusiasmo per la nuova vita che si accinge a conquistare non si smorzerà nemmeno al cospetto delle reazioni della paranoica moglie Naima, alle cui orecchie Epifania suona troppo simile a Estevania, che deve per forza essere una troia russa; il nostro, incurante anche della diffidente e arcigna suocera, procede con l’intento di licenziarsi. Sarà l’inizio della fine per la vita che aveva conosciuto fino a quel momento e perderà anche molte cose delle quali non aveva avuto intenzione di sbarazzarsi: moglie, casa, soldi. Non si scoraggia e nella sua ansia di ritorno alle origini ripara nella casa avita, nel remoto villaggio di Azemmour dove la sua vera avventura avrà inizio…

Fouad Laroui è un autore di straordinaria cultura, anzi, dalle molteplici culture. Educato in un prestigioso Liceo francese in Marocco, laureato in Ingegneria in Francia, con un PhD in economia preso in Inghilterra, vive ad Amsterdam ed è la perfetta sintesi dello studioso arabo a tutto tondo dell’inizio del primo millennio. Un uomo aperto a tutte le culture, che riconosce il gran beneficio portato alla cultura marocchina dalla breve dominazione francese, dall’iniezione nelle vene del Paese di massicce dosi di illuminismo, dalla contaminazione tra Voltaire e Nagib Mahfuz. Ha vinto il Goncourt de la Nouvelle ed è stato recentemente insignito dall’Académie Francaise della Medaille de la Francophonie. Adam Sijilmassi è, potremmo dire, il personaggio della maturità di Laroui, una maturità che ha fatto pace con le contraddizioni del multiculturalismo, capace di guardare al proprio Paese di origine con una accettazione che non implica mai giudizi. Le tribolazioni dell’ultimo Sijilmassi, a partire dalla connotazione volutamente religiosa insita nella scelta della parola tribulations analizza le vicissitudini e le frustrazioni a cui va incontro un figlio della globalizzazione quando tenta un ritorno alle mitizzate origini. Lo scontro tra culture, però, è un cliché che Laroui evita con abilità da maestro e lascia il suo protagonista camminare in mezzo ai contendenti religiosi e secolari che nel villaggio paterno vogliono che prenda parte alla contesa elettorale e lo tirano per la giacchetta da una parte o dall’altra. Quest’opera è un romanzo-pensiero, o, volendo azzardare una definizione che spaventa un po’ l’autore, un romanzo filosofico nel quale troviamo eco del Candido di Voltaire come di poemi tradizionali arabi; tra le pagine troviamo, racchiusi tra parentesi ironiche e divertentissime, i mondi immaginati, il sistema di pensiero di Adam che fanno da sotto testo alle sue disavventure. Arrivato molti anni dopo il Mehdi, piccolo protagonista di Un anno con i francesi, Adam mi ha dato l’impressione di esserne la versione adulta. Entrambi sono, in effetti la sintesi di Fouad stesso e del suo complesso universo di riferimento, come lui stesso ci ha confermato in un’intervista a margine della presentazione del libro.

LEGGI L’INTERVISTA A FOUAD LAROUI



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