Le verità sepolte

Le verità sepolte

Il coltello che Justin stringe tra le mani non è stato la sua prima scelta: all’inizio aveva optato per uno più grande, tra quelli che erano nel cassetto. Ma la lama seghettata, con quei denti aguzzi che gli avrebbero lacerato la pelle, lo ha spaventato ed ha cambiato idea. Ora, con quel coltello – quello che la madre utilizzava per tagliare l’arrosto di domenica – sospeso a mezz’aria, si chiede se ci sia un modo per ritornare a quei giorni spensierati in cui sedeva accanto alla sorellina mentre la madre lo osservava con espressione orgogliosa. Justin realizza che la madre non proverà più orgoglio, pensando a lui. Sente un nodo alla gola e, intanto, con mano salda si concentra sulla vena del polso e squarcia la pelle con la lama. Più o meno nelle stesse ore, la detective Kim Stone è in auto con il suo collega Bryant e sono all’inseguimento di Paul Chater, prolifico taccheggiatore diciannovenne che lei stessa ha più volte portato in centrale sin da quando di anni ne aveva undici. Pare che Paul questa volta sia andato oltre e sia il responsabile di una rapina a mano armata, durante la quale potrebbe aver gravemente ferito un uomo con un coltello, anche se, una volta catturato da Kim e Bryant, continua a negare il possesso di qualsiasi tipo di arma. Intanto, la dottoressa A, archeologa macedone, si trova nel mezzo di un campo della Black Country, con un manipolo di studenti apatici che non paiono affatto interessati alla sua lezione pratica sulla perfetta modalità di esecuzione di uno scavo. La dottoressa continua a parlare, ma vede intorno a sé solo volti annoiati. Allora prova a coinvolgere direttamente gli studenti, passando a due di essi le pale ed invitandoli a continuare lo scavo, mentre lei prosegue la lezione. All’improvviso, dopo aver dato un’occhiata nel fosso che si sta formando, urla a gran voce a tutti di fermarsi; si sposta verso il lato più lungo dello scavo e si inginocchia; raccoglie con cura un oggetto mentre intorno a lei si levano versi di stupore. La dottoressa chiede che tutti si allontanino dalla zona e che vengano subito informati la scientifica e la detective Kim Stone: dallo scavo è appena emerso un teschio umano…

Nella nuova avventura – la sesta – della detective Kim Stone, uscita dalla penna “very English” di Angela Marsons, ci si trova di fronte ad alcuni casi che non potrebbero essere più diversi ed apparentemente scollegati: il ritrovamento di vecchie ossa, un accoltellamento, un suicidio. E così, per poter far fronte a questa girandola di eventi, Kim è costretta a separarsi dalla sua squadra, a collaborare con chi prova risentimento – a causa di precedenti non ancora risolti – nei suoi confronti e con chi non la conosce affatto. D’altra parte, la sua squadra, che dovrà trovare una nuova coesione essendo venuto a mancare il collante rappresentato appunto dalla detective, riuscirà a crescere e a rendersi più autonoma. E tutto il romanzo trae giovamento da questa novità, che rappresenta una scelta coraggiosa per una scrittrice che si è sempre trovata a proprio agio nella dimensione della serialità ma che è stata capace in questo caso di rinnovarsi, rimanendo comunque fedele alle proprie scelte di base. L’orizzonte delle indagini si amplia in una ragnatela di odio, umiliazioni e morte fondata sui cosiddetti crimini d’odio: il senso di superiorità, spesso per fortuna controllato da una lucida analisi del proprio comportamento, a volte si ingigantisce, trovando fertile terreno nei social, ed il rispetto della dignità di ogni persona si perde nell’odio verso chi è considerato diverso. Kim e i suoi dovranno muoversi all’interno di questa cornice, alla ricerca di verità sepolte in un territorio minato dalla pura follia e dalla più violenta ed inammissibile repulsione nei confronti di chi è “altro” per orientamento sessuale, razza o nazionalità o, peggio ancora, per chi è affetto da disabilità. Motivazioni inconsistenti, quindi, per crimini assolutamente inaccettabili. Il ritmo incalzante e le emozioni forti, caratteristiche della Marsons, diventano in questo romanzo anche denuncia di un malessere sociale e ferma volontà di rifiuto nei confronti dell’intolleranza e della violenza. La scrittura semplice ma non banale, il ritmo perfetto ed il lavoro costante – quasi chirurgico – di cesellatura dei personaggi rendono la lettura quanto mai interessante e raccomandata a chi è alla ricerca di una potente scarica di adrenalina.



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