Le voci della sera

Le voci della sera

È una fredda serata ottobrina, quando la ragazza e la sua mamma tornano a casa, percorrendo il sentiero che costeggia il bosco del generale Sartorio. La donna lamenta mal di gola, sente come un’ostruzione che le fa male e mentre comunica questo alla figlia incrociano il Generale. Un bel tipo, soprattutto con una gran chioma per la sua età e poi elegante, con quel cappello, la caramella all’occhio e il cane al guinzaglio. Sua madre, mentre fa apprezzamenti sul generale, riassume le sue lamentele, facendo un bel miscuglio con quanto le ha detto il medico. Pressione alta o bassa? E quel sapore d’aceto in gola? Cosa ha detto esattamente il dottore? Intanto passa Gigi, il figlio del generale, con un montgomery bianco appoggiato sulle spalle, reggendo un’insalatiera coperta con un tovagliolo su un braccio e stando attento all’altro, ingessato, quindi immobile. La madre continua con i suoi soliloqui: che brutta caduta che ha fatto quel ragazzo e poi chissà cosa porta in quella insalatiera. Sicuramente ci sarà una festa da qualche parte e ognuno porta qualcosa. Con fare piuttosto brusco, si rivolge alla figlia, indagando apertamente sul motivo per il quale non venga mai invitata. Certo, la causa è da ricercare nel fatto che si dà troppe arie. Non si fa mai vedere in giro, a differenza di altre che invece escono e frequentano gente. Chissà se questo dottore che l’ha visitata è poi così affidabile. E poi che brutta moglie ha? La ragazza, non potendone più delle sue parole, specifica che la donna che li ha accolti non è la moglie, bensì l’infermiera e assistente. Esattamente si tratta della figlia del sarto di Castello. Quando ha aperto, non indossava il camice perché stava per andare via e comunque il dottore non ha moglie. Così il genio della mamma si accende, pensando a sua figlia già sposata con il medico. “Dobbiamo invitarlo a pranzo una volta. Con Gigi Sartorio”, dice. La delusione arriva con tutta la sua potenza sul volto della donna quando la figlia le ricorda che in realtà il medico è fidanzato e che in primavera convolerà a nozze. Finalmente a casa, quando la mamma urla, con un pizzico di orgoglio, di avere la pressione alta...

Le voci della sera è una storia di persone che cercano di sotterrare i pensieri, di identificarsi soltanto nei gesti che compiono e nelle parole che dicono e finiscono per ritrovarsi strette in una morsa di assurdità e di dolore. Narra in prima persona la Ginzburg, diventando così facilmente identificabile con uno dei suoi personaggi, con una di quelle donne che lei descrive benissimo, totalmente concentrate sul dover dare e soddisfare l’altrui egoismo, tanto da essere quasi abituate a stare ai margini. Utilizzare la prima persona, per la Ginzburg, è qualcosa in più di un semplice modo di narrare. È una maniera per sottolineare ed esaltare il suo rapporto con il mondo, diretto, esplicito, ma assolutamente intellettuale. La scrittrice siciliana non utilizza l’io narrante come lo usano gli altri scrittori. Lei lo usa in maniera celebrale e psicologica, esprimendo tutta la sua dolce passionalità, attraverso il taglio che riesce a dare alle vicende narrate e alle caratteristiche dei suoi personaggi. La Ginzburg rimane sempre sopra le parti, non commenta mai, non giudica mai, consegnando così al lettore un’opera pura e priva da ogni tipo di pregiudizio o giudizio alcuno. Il personaggio narrante è una donna che ha sotterrato i suoi pensieri, che non racconta mai di se stessa, non parla mai delle proprie speranze, ma che nonostante questo ci parla di un uomo che a sua volta ha sotterrato i suoi pensieri. Due modi di stare in silenzio, che si sovrappongono, entrando così in contrasto tra loro. Vincitore del Premio Strega 1963, Le voci della sera di Natalia Ginzburg (prima edizione 1961), è un libro ben scritto, dalla vena malinconica, che rievoca il dolore lasciato dalla fine dei rapporti amorosi, la presenza della morte molto vicina e l’amore viscerale per la famiglia d’origine. Si chiama Elsa la voce narrante e racconta di una famiglia, senza indicare luogo e data, anche se è chiaramente comprensibile, che ci troviamo in Piemonte, nelle campagne torinesi. Sono storie semplici, di gente semplice, come quella di Tommasino che si fidanza con Elsa, dando vita a una storia d’amore colma di quei battibecchi che, in realtà, accarezzano il cuore, pur essendo privi di tenerezza alcuna. Una scrittura fluida quella della Ginzburg, in questo Le voci della sera, armoniosa nella sua semplicità, capace di esprimere appieno le emozioni e le più vive sensazioni che la stessa autrice vuole trasmettere. L’edizione del 2015 è impreziosita dall’introduzione di Italo Calvino, che ben conosce la scrittrice e su di lei e la sua scrittura ha le idee ben chiare: “È questo un libro che ci viene dopo alcuni anni di silenzio dell’autrice ed è naturale chiederci se la troviamo in qualche modo mutata. Non se c’è uno scrittore fedele a se stesso in maniera addirittura estrema, questa è Natalia. Ma quante caratteristiche di lei ci vengono sotto gli occhi più chiaramente oggi. Perché Natalia ha approfondito le sue qualità di scrittrice, certo, ma anche perché la letteratura intorno muta, e la presenza di Natalia nella letteratura italiana ci appare sempre più unica e preziosa e ricca di insegnamento”. Davvero un bel libro Le voci della sera, piacevole e carico di emotività, nel suo saper essere unico e singolare, pur non smentendo la bella penna della Ginzburg.



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