Lei

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Lei è sul terrazzo una mattina di marzo a fumare una sigaretta e decide che deve lasciarlo, lui, dopo una relazione durata anni ma che non può più andare avanti. Per questa volta però decide di lasciar correre. È per questo che rimane a dir poco spiazzata quando sei mesi dopo è lui a dirle che è finita. Spiazzata e furiosa, per non essere stata lei a dirlo per prima. Dopo un mese di convivenza silenziosa, decide che è lei che deve andarsene dalla casa che hanno condiviso per cinque anni. Impacchetta la sua vita negli scatoloni: “vestiti 1, vestiti 2, libri 1, libri 2 libri 3, bagno, cucina 1 e cucina 2” ma soprattutto prende con sé la fototessera sulla cornice dello specchio. Fototessera che la ritrae a 16 anni quando aveva un’aria da “non mi rompere i coglioni, di una che ‘sta foto alla macchinetta se l’è dovuta fare per forza”. Lei è costretta a cercarsi un appartamento dove mettere le sue cose, ma presto il suo vagabondaggio per la città si trasforma in una ricerca di lavoro. Senza affetti, senza casa, senza lavoro, finisce per farsi buttare fuori anche dall’amica che l’ha ospitata e a dover tornare nella casa di sua madre, nella sua camera di adolescente: una doverosa pausa per capire cosa è andato storto nella sua vita...

L’autore di Lei è Nicolò Targhetta, blogger che ha esordito nella letteratura con Non è successo niente, uscito prima a puntate sulla sua pagina Facebook e poi stampato da Becco Giallo nel 2019. Lei è la storia di una trentenne che inizialmente deve affrontare una rottura amorosa, ma che presto perde il controllo sul mondo che la circonda e si rende conto che è arrivata a questa età fatidica senza aver costruito niente di solido a cui rimanere aggrappata. Si accompagna alla foto di se stessa sedicenne, e a questa ragazzina deve rendere conto dei suoi fallimenti, delle aspettative deluse. Nei dialoghi si intromettono con insistenza anche gli oggetti della vita quotidiana: posaceneri, piante e forme di parmigiano. È un libro che racconta molte storie, per lo più le storie dei giovani in questa contemporaneità fatta di internet, incertezza e precariato. L’elemento stilistico più evidente è l’invadenza di tutti questi oggetti che prendono vita e parlano alla protagonista. Tratto stilistico che nel suo esito drammatico riesce a dare vita a un’esplorazione perspicace nella frustrante vita dei giovani, ma che nel suo lato umoristico fatica a trovare una voce propria e sembra cercare la risata a tutti i costi, senza riuscire a restituire una realtà significativa che vada oltre il gioco fine a se stesso.



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