Lei è scomparsa

Manon, un nome inusuale che in ebraico significa “amaro”: e in effetti la vita del sergente Bradshaw – polizia del Cambridgeshire - da un bel po’ di tempo è amara davvero. Trentanove anni, non esattamente un giunco, da un paio d’anni cerca un affetto vero, l’uomo giusto, sui siti per incontri. Una delusione dopo l’altra e l’amaro in bocca è un gusto che fa fatica ad andarsene. Per addormentarsi si accoccola sul materasso e ascolta la radio della polizia, per qualche strana ragione le concilia il sonno, ma non quando una notte la voce chiama le pattuglie per una persona scomparsa. Manon capisce immediatamente che è qualcosa fuori dall’ordinario, si porta all’indirizzo diramato dove trova già i colleghi operativi. Hedith Hind, figlia di un notissimo chirurgo, ha lasciato la casa in cui vive - mai parlare al passato di uno scomparso - con il fidanzato, sparendo praticamente nel nulla, lasciando la porta di casa aperta, le sue chiavi, il cellulare, tutti i giacconi, le scarpe e perfino delle tracce di sangue. La squadra inizia immediatamente le ricerche, che a stretto giro di posta si rivelano molto più complesse del previsto. La ragazza, ecologista convinta, viene mantenuta dai soldi che papà le passa ogni mese, sembra che la storia con il fidanzato vada a gonfie vele, non avevano litigato e non c’erano contrasti su nulla. È lui che tornando da una visita alla madre ha trovato la porta aperta e tutte le altre stranezze. Nessuno ha visto Hedith, la sua auto è lì fuori casa, si comincia col contattare le ultime persone che ha visto e la sua migliore amica, Helena, ma nemmeno lei sa nulla…

Susie Stainer ha fatto la giornalista per vent’anni prima di esordire col botto nella narrativa, prima nel Regno Unito e poi all’estero. Il personaggio del sergente Bradshaw già con questa sua prima apparizione ha fatto breccia nel cuore dei lettori ed è salita subito nelle classifiche di vendita, tanto che il romanzo è stato opzionato anche per diventare un film. E in effetti Lei è scomparsa è un bel romanzo, crime in realtà non è esattamente il termine che userei io, soprattutto nella narrazione che è molto più concentrata sui personaggi e i loro meccanismi psicologici, sia che la Steiner parli dei poliziotti sia della ragazza scomparsa, della sua famiglia e dei suoi amici, e ancora di più quando racconta la storia parallela che coinvolge un bambino, sempre nell’ambito delle indagini. Questo alternarsi di indagine e descrizioni psicologiche dei rapporti fra i membri della squadra, troppo spesso sbilanciati, fa sì che sovente si perda il filo. Ciononostante alla fine, quando il caso trova una soluzione (peraltro con un gran bel colpo di scena) si rimane soddisfatti. Si chiude il libro con la sensazione di aver letto qualcosa di valido. Forte la sensazione che Manon, che fra l’altro riesce anche a vivere una storia d’amore ben diversa dagli incontri mordi e fuggi, sia solo all’inizio della sua permanenza nelle nostre librerie e che la Steiner abbia ancora molte cose da raccontarci di lei. La foto è di Jonathan Ring.

 


 

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