Salta al contenuto principale

Lei

Lei

“Eccomi”, risponde Maria all’angelo, e il suo destino si compie. È ritratta, raccontata e cantata da uomini e donne di ogni tempo. Icona con le stelle sul capo e il manto celeste o annullata ai piedi della croce con il corpo trafitto di suo figlio tra le braccia. Non c’è un prima per Maria, non si sa da dove viene o chi fossero i suoi genitori. Nasce quando diventa la madre di Dio. Non c’è la sua tomba e non ci sono le sue reliquie. Il suo corpo è un vaso o l’Arca della nuova alleanza, come se per nove mesi non avesse tessuto con carne e sangue suo figlio. Maria è mamma, sente il suo bambino crescere e muoversi dentro di sé, lo culla e lo rassicura, come ogni altra donna, anche se lui è Dio. Lo vede neonato, ne segue i primi passi e lo abbraccia più che può, con un peso grande da custodire, tra carezze e sorrisi. Poi arriva la paura, Dio non abbandona, rimane, ma coglie da madre l’ultimo alito di vita dal corpo di suo figlio, costringendola a sopravvivergli. Questo è il suo dolore più grande. Tutti pensano di sapere la sua storia, perché è scritta, suo figlio è nato, poi è morto e risorto. Il corpo di Maria non c’è nel Vangelo, non si sa il colore dei suoi occhi o dei suoi capelli e la pelle, scura della sua terra, è diventata trasparente sugli altari. Ma Maria sapendo tutto questo avrebbe detto ancora: “Eccomi”. Queste sono domande perennemente senza risposta...

Nel romanzo Mariapia Veladiano approccia la figura di Maria di Nazareth, basandosi sia sul racconto evangelico che sull’invenzione, rendendola donna, moglie e madre. Usando la prima persona l’autrice trova il giusto registro intimo e riflessivo. È Maria che si racconta, anche nei gesti ordinari più consueti, come fare il pane che, lei per prima, spezza e dona agli altri. Nel flusso della prosa sono incastonate delicate poesie, che rendono la lettura più coinvolgente. Maria non è sola, è con Giuseppe, più presente che mai, complici quando sono coricati, si confrontano e supportano a vicenda di notte, come fanno tutte le coppie. Il sì detto da Maria è una scelta condivisa anche da Giuseppe, padre per chiamata, che si prende cura di Gesù per fiducia, responsabilità e amore. Sono stati dei genitori normali, accompagnando il loro bambino nella crescita, nei giochi, nel lavoro, pur accettando il destino di morte a lui riservato. Maria è tentata dalla fragilità dei suoi sentimenti, arrivando a sperare che suo figlio non diventi grande. Ci appare moderna nei tentennamenti della sua volontà e nelle debolezze. Lei convive con la paura e impara a lasciare andare questo figlio malgrado essa, che è nemica della vita se ci domina. La considerazione che si trae è che i figli non sono di proprietà, sono altro da sé e hanno diritto ad una vita tutta loro, senza l’eccessiva protezione, derivante dalla paura, di chi li ha messi al mondo. «Sono stata scritta da uomini e donne di ogni tempo ... Mi hanno raccontata in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze, a chiacchierino e a tombolo». Di esempi se ne possono fare tanti, come la copertina del libro, scelta dalla Veladiano, L’Annunciazione di Recanati (1527) di Lorenzo Lotto. Mostra una fanciulla dai tratti comuni, colta nell’ordinarietà di una giornata qualsiasi; un gatto che inarca la schiena e sembra fuggire, quasi avvertisse l’importanza del momento, dinanzi all’angelo che irrompe nella stanza, alle spalle di una giovanissima Maria dallo sguardo confuso e rivolto in avanti. Lotto resta aderente alla vita, senza forzature iconografiche. Maria di Nazareth la troviamo nella poesia di Alda Merini, nella giovane Olivia Hussey nel Gesù di Zeffirelli e nella splendida Il sogno di Maria dall’album La Buona Novella di Fabrizio De Andrè. “E poi la schiera degli indifferenti, pronti prima ad ascoltare l’osanna e poi a fissare lo sguardo sulle croci, da lontano, spettacolo del mondo che non li riguarda”: questi pensieri di Maria di Nazareth sono attuali e pertinenti. L’indifferenza: per il Mediterraneo che diventa un sarcofago di crudeltà e vergogna, per chi non vogliamo accogliere, che diventa nemico e ostile, per Liliana Segre che l’ha esperita sulla sua stessa carne. Dire: “Eccomi” o “Sì” non sottintende diventare madre o genitore, ma dire sì alla vita e alle persone, accogliendole. Su questo Mariapia Veladiano si è interrogata nello scrivere questo romanzo, lasciando le sue competenze teologiche quasi segrete nel testo, per entrare nel mondo di Maria con ispirata naturalezza.