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Lei e lui

Lei e lui

Sono le cinque del pomeriggio e Thérèse, con la lettera ricevuta da Laurent in tasca, si fa portare il cappello, congeda il domestico, fa le ultime raccomandazioni all’anziana Catherine e, infine, sale in carrozza. Rientra un paio d’ore dopo, ma non è sola. L’accompagna una donna piccola e magra, un po’ curva e con il viso protetto da una veletta, che impedisce anche al cocchiere di vederne le fattezze del volto. Thérèse si chiude in camera insieme a quella figura misteriosa e, quando Catherine porta in tavola la cena, le due si siedono a tavola e Thérèse serve con premura la sua ospite. Nel frattempo, Laurent si sta preparando alla gita di piacere già da tempo programmata, ma quando il principe D. si reca in carrozza presso la sua abitazione per offrirgli un passaggio, Laurent gli comunica che un imprevisto lo costringe a fermarsi ancora un po’ a Parigi e che potrà raggiungere l’amico nella sua villa di campagna solo in serata. Nessun impegno, in realtà sta trattenendo il giovane pittore. Si è vestito con impazienza quel mattino e si è fatto pettinare con estrema cura. Poi, però, ha gettato il suo abito su una poltrona e si è ripetutamente passato le mani tra i capelli ricci, passeggiando avanti e indietro per lo studio. Appena il principe D. si allontana, non prima di avergli fatto promettere che partirà appena possibile, si getta sul letto. È tormentato da mille pensieri. Perché per due giorni Thérèse gli ha impedito di farle visita? E perché, quando il terzo giorno gli ha finalmente dato appuntamento, lo ha fatto solo per fargli incontrare quell’inglese – o si tratta di un americano? – che lui non conosce affatto? È stata tutta una finta? E per che cosa, poi? Laurent non è l’amante di Thérèse, non ha alcun diritto su di lei. Come potrebbe essere l’amante di una donna più grande di lui - cinque anni, o forse più - della quale non è facile comprendere ciò in cui creda o, addirittura, ciò che davvero desideri?

Avere 161 anni e non dimostrarli. Il romanzo di George Sand - pseudonimo di Amantine (o Amandine) Aurore Lucile Dupin, personaggio anticonformista e autrice molto nota in vita ma a lungo dimenticata dopo la morte - è uscito per la prima volta in Francia nel 1859 ma appare ancora moderno, soprattutto per le tematiche affrontate e, purtroppo, piuttosto attuali. Una storia tormentata quella tra i due, anzi tre, protagonisti; una vicenda che non vuole essere solo la trasposizione letteraria di una relazione personale complessa e delicata, ma che diventa riflessione sulla diversa concezione dell’arte nell’universo maschile e femminile. Thérèse e Laurent sono entrambi pittori, ma mentre lei - apprezzata ritrattista amante sopra ogni cosa della propria libertà - segue rigorosamente una disciplina autoimposta fatta di esercizio e apprendimento, lui- perennemente alla ricerca del modo migliore per distruggersi- si lascia dominare dalla sua creatività difficilmente prevedibile e si lascia irretire, da buon romantico tutto genio e sregolatezza, da ogni tipo di eccesso. È un rapporto squilibrato e malato quello tra i due - che molto ricorda la relazione turbolenta tra la Sand e Alfred de Musset - e si complica ulteriormente con l’ingresso in scena di un terzo incomodo; è un amore che si fa amicizia e passione, ma anche odio e tradimento. È un amore che si trasforma in disprezzo e pentimento, in furibonde liti e tregue che diventano via via più brevi e inconsistenti. È un amore intriso di eccessivo senso materno e profondamente sbilanciato e immaturo; è un amore dominato dall’incapacità di gestire le proprie reazioni e, soprattutto, le proprie ambizioni. E proprio in questa incapacità risiede la modernità del romanzo, che svela come spesso l’idea dell’amore si confonda con la pretesa di conoscere nel dettaglio ciò che sia meglio per l’altro, quando in realtà si ignora del tutto ciò che sia meglio per sé.