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Lettere d’amore da Montmartre

Julien Azoulay è uno scrittore che all’apice del suo successo editoriale viene travolto dalla vita: sua moglie, la sua adorata Hélène, muore di malattia, lasciandolo con il piccolo Arthur. L’agonia della donna della sua vita è resa ancora più triste dal fatto che Julien non riesce ad arrendersi all’idea, mentre lei sembra rassegnata e gli ripete spesso che tutti, prima o poi, devono morire e a lei sta succedendo presto. Non è felice di questo, ma è la vita! Chiede spesso a suo marito di farle una promessa: scriverle 33 lettere, una per ogni anno che lei ha vissuto. Julien non ci riesce, passano sei mesi dalla morte della moglie senza che riesca a scrivere nemmeno una riga, né delle lettere (promessa che però vuole onorare), né del romanzo che la sua casa editrice, la Garamond, aspetta con molta pazienza, grazie a un editore decisamente umano. Anche suo figlio gli dice spesso che non vuole vederlo così triste, che lui sogna spesso la mamma felice e suo padre dovrebbe sforzarsi di fare altrettanto. Ma per Julien il mondo senza Hélène non è più concepibile. Più volte ha provato a scrivere, il cestino trabocca di fogli appallottolati e lasciati con frasi a metà. Quanti messaggi cominciati per Hélène, ma nessuno portato a termine. Finché un giorno il suo editore, Jean-Pierre Favre, insistentemente suona al suo campanello e insistentemente non se ne va, finché qualcuno non gli apre il portone. È così che allora inizia a bussare, finché di fronte a quella porta sempre chiusa, scrive un messaggio su un foglio e lo passa sotto l'infisso: è preoccupato per lui e si placa solo quando Julien gli dice che non può aprirgli perché sta scrivendo. E in effetti la prima delle 33 lettere alla moglie riesce a scriverla e la porta poi al cimitero, dove ha fatto realizzare una sorta di cassetta a scomparsa per raccogliere la sua corrispondenza promessa ad Hélène...

All’inizio il romanzo prende la solita piega di quelli in cui il protagonista è il padre che rimane con un bambino piccolo alla morte dell’amatissima moglie. Gli uomini spesso hanno meno strumenti di reazione delle donne per uscire da tali terribili situazioni e percorrono tutti gli stessi sentieri con gli stessi passi. Il dolore li annulla e pur se non fanno mancare proprio niente ai propri figli, abbandonano però le proprie vite, i propri interessi, il lavoro, gli amici e così via. Poi la storia prende un’altra piega con le lettere che finalmente il protagonista comincia a scrivere (ne ha promesse 33 alla moglie, una per ogni anno che lei ha vissuto su questa terra). Barreau – pare sia uno pseudonimo dietro il quale si nasconde un ottimo mestierante tedesco, ndr – è scrittore di storie romantiche e anche questa volta non si sposta dal filone. Forse però qualcosa di educativo, a prescindere dall’amore, è possibile trovarlo fra le righe del romanzo che senza insistenza, ma quali volando su ali di farfalla, pone l’attenzione sull’addio definitivo della morte e sull’impossibilità di fermare il tempo, aspettandosi miracoli. Ma nonostante il dolore della perdita, la mancanza fisica di qualcuno che a volte toglie il fiato, c’è sempre la luce in fondo al tunnel. Ecco, è un libro sulla speranza nei confronti del futuro, anche quando appare come un’orribile macchia scura. E proprio il protagonista che considera la sua vita ormai finita, che accarezza l’idea di raggiungere la moglie, se non fosse per i suoi doveri di padre, si ritrova, piano piano, in un mondo di luce che non aveva considerato. Certo non dimenticherà mai la sua Hélène, ma nel suo cuore trova così tanto spazio per ricominciare a vivere, ad amare, ad essere felice e tornare a essere lo scrittore brillante che era.