Lettere da Omsk

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Giulio parla così velocemente che Annarita non riesce a trovare un filo logico in quella sequenza di parole messe una dietro l’altra. Giulio continua a ripeterle che quel libro che lei ha custodito gelosamente per tutto quel tempo pensando fosse l’originale è invece soltanto una copia. La prima edizione è conservata nella sede del Nuovo Massolit, a Berlino. Neanche Sandro è l’autore, ma un certo Sergej Molkovskij, conosciuto come l’Eroe del Muro di Berlino. Tutto un piano ordito dal Nuovo Massolit per far sì che quel manoscritto, ormai appartenente a un’altra epoca – il 1985 – fosse finalmente dato alle stampe; nessun tentativo da parte di Sandro di riconquistarla, mandando alla sua casa editrice il manoscritto. Solo un atto sovversivo nel quale lei si è trovata coinvolta suo malgrado diventando l’elemento disturbatore, con la sua decisione di partire alla volta della Nuova Russia per salvare il suo amore perduto. “Comincerà una nuova era e il Nuovo Massolit formerà il nuovo governo Centrale, Annarita. Sono cose molto più grandi di te e di me”. Ma le parole di Giulio continuano a non far presa nella sua mente, dove invece continuano a ripresentarsi in rapida successione flashback di tutto quel viaggio: Trieste e Leslie; l’attentato al Muro; il viaggio in Transiberiana; la fuga dalla Biblioteca di Berlino; Viktorya. Tutte immagini che formano un solo grande film, il cui titolo potrebbe essere sicuramente “Avventure di Annarita l’Ingenua”…

Finalista del torneo IoScrittore, l’esordio di Ornella Sabia è un condensato di ironia e comicità, che però nasconde un percorso di crescita personale. Siamo nel 2025, l’Europa per come la si conosce oggi non esiste più e il Mondo è diviso in Blocchi. Protagonista è Annarita Zita, 40 anni suonati, zitella e innamorata profondamente delle parole e della letteratura; vive ancora a casa di sua madre e del compagno e lavoro – con pochissima soddisfazione – in una piccola casa editrice italiana. Una esistenza piuttosto scialba e grigia che però assume una sfumatura diversa quando, improvvisamente, in redazione giunge un manoscritto. Un evento forse anche abbastanza comune per una casa editrice, se non fosse che questo è scritto a mano e non battuto al computer. Parte così il viaggio di Annarita alla ricerca dell’autore, che la porterà ad attraversare non solo l’Europa ma anche la sua vita, ripercorrendo gli anni che sono stati e trovando il coraggio di sganciarsi da quella esistenza diventata troppo piatta. Un viaggio che non a caso inizia a Trieste, luogo per antonomasia di confine e di scambio culturale e che diventa anche il punto di partenza per una riflessione più ampia, ovvero che “le dittature sono tutte uguali, rosse o nere. Se non è l’uno, è l’altro colore. Sono monocromatiche, ecco perché si tratta della forma di sistema più sconveniente per l’uomo. La vita è colorata”. Perfettamente inserite nella narrazione, le numerose citazioni letterarie che stimolano il lettore e non appesantiscono la lettura. Anche il finale, forse un po’ scontato, non intacca la bellezza di questo romanzo itinerante che con una scrittura leggera – ma mai superficiale – è in grado di trascinare con sé il lettore.

 


 

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