Lettere da un paese chiuso

Lettere da un paese chiuso

Passando davanti a una chiesa un giorno il giornalista Toni Capuozzo intuisce che si sta celebrando un funerale: c’è un cuscino di fiori appoggiato all’ingresso, un paio di uomini con cravatte e abiti scuri, un carro funebre col portellone posteriore sollevato accanto al quale quelli conversano. In quel preciso istante alla soglia della sua memoria si affacciano certe esequie che ha visto a Sarajevo, celebrate di nascosto, all’alba, quando i cecchini dormivano oppure la penombra avrebbe reso loro difficile sfruttare quell’occasione, quella riunione, quell’estremo saluto, quell’assembramento, come si è imparato a dire oggi, per fare una nuova strage. Al tempo stesso però i funerali da coronavirus assolvono dall’obbligo dell’imponenza, offrono, per così dire, una scusa pronta: muore il vecchio brontolone e accanto a lui non c’è nessuno o quasi. Perché con la pandemia non si può... Il 27 marzo risale la curva dei contagi: più 848 a Milano città nell’arco di sole ventiquattr’ore, è un fortino in cui si aprono brecce, parlano di seconda ondata e a Capuozzo sembra di essere tornato ottenne ad attendere sugli argini la nuova piena disastrosa nel Polesine...

Oltre trentamila morti, quasi 250.000 persone che hanno contratto il virus, una serrata generale in un Paese che aveva già i suoi problemi dal punto di vista economico e sociale, ma che si è trovato ad affrontare un’assurda, imprevista e imprevedibile emergenza, mettendo doverosamente in primo piano la salvaguardia della salute, che la repubblica tutela, come dice l’articolo 32 della costituzione, la legge fondamentale e inviolabile dello stato, come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività: non sembrava dovessimo preoccuparci, e invece abbiamo visto mezzi dell’esercito uscire nottetempo da Bergamo stipati di bare per cui era impossibile organizzare una degna sepoltura. Il Covid è stato ed è, perché ancora circola, la cartina al tornasole delle nostre contraddizioni, dell’inadeguatezza della politica, della forza d’animo dei singoli, della cecità della burocrazia: Toni Capuozzo, cronista di chiara fama, torna ad amalgamare, anche in senso letterale, visto che le pagine, tramite QR code, possono trasformarsi in audiolibro, la sua voce con le belle ed evocative illustrazioni di Armando Miron Polacco, assieme al quale ha realizzato il primo fumetto italiano dedicato al giornalismo di guerra raccontando la nascita dell’ISIS, raccogliendo uno zibaldone di appunti, idee, spunti, riflessioni, lettere, sfoghi, ricordi, un viaggio, un diario nella vita contro la morte.



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