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Lettere dalla Terra

Lettere dalla Terra
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Eccolo qui l’arcangelo Satana, impegnato durante una riunione celeste a discutere con Gabriele e Michele di uno strano esperimento: la creazione della Terra. In questo globo, quasi come fosse un giocattolo divino, il Creatore sta svolgendo test di morale e comportamento, plasmando animali e uomini secondo opportune virtù e regole. La faccenda, in sé un po’ bizzarra, non sfugge a quella lingua lunga di Satana che commenta piuttosto ironicamente il tutto e, per punizione, viene esiliato temporaneamente dal Regno Celeste per finire sulla Terra. Arrivato in città l’angelo caduto inizia a raccogliere in brevi epistole le sue impressioni sull’uomo, quest’essere piuttosto bizzarro che impiega gran parte del suo tempo in preghiere destinate a rimanere inascoltate, ma che non si preoccupa dell’inutilità delle sue azioni ed anzi elegge persino “ministri” stipendiati per mediare con Dio. E poi c’è quello strano fatto del paradiso: questo posto strepitoso da cui però è escluso il sesso, uno dei piaceri che l’uomo insegue con tenacia e caparbietà per tutta la vita ma che, quando si trova in paradiso, è costretto ad escludere in favore di una mega riunione tra popoli che passano ore ed ore ad intonare preghiere a Dio; insomma, diciamolo, una cantilena – stonata e incomprensibile – di una noia mortale! E vogliamo escludere Adamo ed Eva, puniti per il semplice desiderio di conoscenza, come ad un figlio cui si neghi la curiosità?...

Dimenticandoci per un attimo il Mark Twain – al secolo Samuel L. Clemens – che tutti conosciamo, celebre per i suoi Huckleberry Finn e Tom Sawyer, in questo testo incontriamo un autore diverso, non tanto per lo stile o l’ironia utilizzati per rendere affilate e piacevoli le sue righe, ma quanto per i contenuti di cui Twain si occupa: a sfondo completamente religioso. Tematiche tanto diverse dalla prosa abituale dell’autore da rimanere inedite per anni e pubblicate in America solo nel 1962, dopo esser state ultimate già dal 1909. Il testo ha l’obiettivo di screditare in modo irriverente e dissacratorio le religioni rivelate, attraverso una continua messa in discussione degli episodi biblici e delle massime divine. A rendere completamente rivoluzionaria la posizione di Twain non sono tanto le tesi sostenute, quanto il modo in cui vengono poste al lettore, in un insieme di 11 epistole che in modo fantasioso e ironico ricostruiscono la genesi divina ridicolizzandola grazie ad un’ironia sprezzante, calzante e che non perde mai un colpo. Satirico molto più che scientifico, dissacratorio al punto giusto, scopriamo così un Twain diverso da quello a cui siamo abituati: sceso da un battello sul Mississippi è approdato diretto su un testo di Darwin.