Lettere a nessuno

Lettere a nessuno

Nel 1981 le case editrici ancora sono silenti e Antonio Moresco attende. Ha 34 anni, si è trasferito a Milano per la seconda volta e ha mandato il suo testo Clandestinità a molte case editrici e riviste, tra cui Adelphi, la quale non risponde e che ha in mano il manoscritto da due anni e mezzo. Non ha prospettive per il suo futuro da scrittore. Nel 1982 si ritrova a scrivere a Fofi, editor presso Feltrinelli, spronandolo a una risposta: sono tre anni a questo punto che ha inviato il dattiloscritto e non ha mai ricevuto una risposta. A Francesco racconta episodi del passato, della militanza politica nell’estrema sinistra degli anni ’70 e di quando, arrivato a Milano, lo chiama a lavorare alla redazione del Centro. Antonio non disse a Francesco che scriveva e un giorno manda un racconto in forma anonima alla redazione, ma viene scartato...

Lettere a nessuno torna con una terza edizione ampliata. La prima pubblicazione risale al 1997 per Bollati Boringhieri e all’epoca il libro conteneva solo le pagine che costituiscono la prima parte (gli anni dal 1981 al 1991); nel 2008 Einaudi ha pubblicato una seconda edizione, aggiungendo gli anni 2006 e 2007. Il saggio è diviso in due parti nettamente separate: la prima nasce dalla penna di uno scrittore che cerca di emergere, la seconda sono pensieri di un autore affermato, conosciuto e acclamato da pubblico e critica. Lettere a nessuno si presenta come una raccolta di pensieri disorganici e lettere mai inviate e mai ricevute, che insieme danno vita a un diario personalissimo che mette a nudo l’autore e che in buona parte percorre in parallelo la stesura de Gli esordi. Gli anni più duri della sua vita sono caratterizzati da attese e rifiuti da parte delle case editrici che gli causarono stati di depressione e ansia. Antonio Moresco, ad oggi considerato uno dei più grandi autori italiani contemporanei, ci ha messo quindici anni prima di vedersi pubblicato e in queste pagine emerge tutta la frustrazione di quel periodo. È lo stesso Moresco che nella prefazione ammette che questo è un “libro di combattimento”, un contenitore di pensieri che serve in primis a egli stesso per dare un senso a quegli anni, per sfogare la rabbia e il dolore in lettere che non hanno mai preso la via del destinatario, se non tramite l’opera che ha deciso di pubblicare. Graffiante, doloroso, coraggioso, il libro è un viaggio non solo nella vita dell’autore, ma nel panorama culturale di una parte del secolo scorso.



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