Lo scarafaggio

Lo scarafaggio

Una mattina Jim Sams si risveglia dopo un sonno inquieto. È sdraiato sul dorso – non proprio la sua posizione preferita – e scopre di essersi trasformato in una “creatura immane”: al posto del suo rilucente esoscheletro marrone si ritrova con le vulnerabili carni esposte esternamente, dei suoi sei agili arti ora non gliene rimangono che quattro, e di questi solo due – molto distanti – sono predisposti alla deambulazione, il che presuppone che si rivelerà alquanto instabile. Inoltre, la sua vista non è più composita ma binoculare e multicolore. Per non parlare di quel nauseante pezzo di carne muscolare che si ritrova nella cavità orale. Disgustoso. Il primo impatto è destabilizzante, Jim fa fatica ad adattarsi a questo massiccio ingombro che è il suo nuovo corpo. Dopo aver sollevato l’immane testone che, con sua meraviglia, è in grado di compiere una notevole rotazione semicircolare, Jim tenta di chiarirsi le idee e di ricordarsi di come lo stato in cui riversa sia il risultato della “missione solitaria e cruciale” che ha deciso di intraprendere. Si ricorda così di come, la notte prima, abbia zampettato alacremente tra canalini di scolo, rimontato sui marciapiedi, aggirato – suo malgrado, dato l’aspetto invitante – una montagna fumante di sterco di cavallo e di come abbia evitato di venire spiaccicato dalla fiumana di piedi scalpitanti per entrare in un palazzo. Dopo aver eluso un terribile aspirapolvere, ricorda di essere riuscito ad addentrarsi in mansarda e... Ma ecco entrare in camera un’assistente in tailleur beige: “Signor Primo Ministro, sono quasi le sette e mezza”. Jim si limita a emettere dei rauchi versi gutturali. Non è ancora in grado di gestire il nauseabondo muscolo della cavità orale; ma anche se lo fosse, cosa potrebbe dire? L’assistente gli ricorda che è mercoledì, ciò significa che deve presiedere al Consiglio delle nove e che alle dodici ci sarà il Pmq, il Prime Minister Questions. Con sua grande sorpresa, Jim si rende conto di essere in grado di vestirsi autonomamente, di allacciarsi le scarpe e di annodarsi la cravatta: che tradizione assurda quello di ricoprire il proprio corpo con i vestiti. Scende dabbasso e scambia qualche parola con quello che sembra essere a tutti gli effetti il suo assistente personale. Così come le sue dita erano riuscite ad annodare la cravatta, Jim si accorge che, senza difficoltà alcuna, la sua mente ragiona da Primo Ministro: è importante che si proceda con il progetto e con la riforma economica Inversionista. Dà un rapido sguardo ai partecipanti alla riunione di Gabinetto. Non è l’unico ad aver intrapreso la missione...

Risulterà ovvio e scontato ai più, ma per onore di cronaca è bene ricordarlo. A dare il via al breve romanzo di McEwan è la riscrittura del celebre incipit de La metamorfosi, racconto di Franz Kafka pubblicato per la prima volta nel 1915. La genialità della riscrittura sta nell’inversione dei termini: se nel testo dello scrittore boemo Gregor Samsa si sveglia una mattina tramutato in un “insetto immondo”, nella breve novella – così come la definisce l’autore – la “creatura immane” non è l’insetto, bensì l’umano Jim Sams. E che umano: nientemeno che il Primo Ministro inglese! Ma non c’è carica istituzionale che tenga, per lo scarafaggio il corpo umano è ributtante in ogni suo dettaglio. La citazione kafkiana si tinge così di toni grotteschi nelle descrizioni dell’anatomia umana, toni che ricordano a tratti il racconto fantascientifico del 1954, Sentinella, di Fredric Brown. Ovviamente il pastiche iniziale non è che un intelligente e raffinato pretesto per portare avanti una pungente satira politica. Come sottolineato nella postfazione, la satira permette di rendere omaggio a un altro autore del passato, l’irlandese Jonathan Swift, ricordato per I viaggi di Gulliver – che viene spesso spacciato per un libro per bambini, quando in realtà nacque con ben altri intenti – e autore dell’amarissimo pamphlet satirico Una proposta modesta. Se Swift nel 1729 proponeva di risolvere la sovrappopolazione dei cattolici irlandesi dando in pasto ai ricchi proprietari terrieri anglo-irlandesi i figli dei poveri messi all’ingrasso in modo che non fossero più di peso alle famiglie, il Primo Ministro-scarafaggio di McEwan propone a oltranza l’Inversionismo, un sistema economico rivoluzionario caratterizzato da un flusso inverso di denaro: si paga per lavorare, si ottiene un compenso in base ai beni di consumo acquisiti, e poiché la legge impedisce di accumulare contanti, alla fine di ogni giornata di acquisti si è costretti a versare in banca il denaro. Prima che finiscano i risparmi, la popolazione si vede costretta a cercare lavori più costosi: “Migliore, e quindi più dispendioso, è il lavoro che rimedia, e più si vedrà costretta a comprare per poterselo permettere”. Il Primo Ministro adotta una linea dura e non si fa scrupoli nel convertire il Regno Unito all’Inversionismo: conflitti diplomatici, fake news a base di scandali sensazionalistici, l’istituzione di una nuova festa nazionale, risposte semplicistiche a capi di Stato che gli domandano il perché di una riforma così drastica che non farà altro che isolarli, la complicità del presidente U.S.A. Tupper. McEwan tratteggia con colori satirico-grotteschi e adottando una prospettiva blattoidea uno dei principali avvenimenti politici che ha modificato i confini e i rapporti tra gli stati europei.



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