Lo scudo di Talos

Aristarchos, guerriero di Sparta, ha deciso. Il piccolo Kleidemos per le leggi di Sparta deve morire, perché è nato con un piede deforme. Perciò, seppure a malincuore, in una notte di tempesta lo solleva dalla culla in cui dorme accanto al fratellino maggiore Brithos, lo avvolge in un panno ed esce di casa, sotto gli occhi gonfi di pianto di sua moglie Ismene. Aristarchos si inoltra in un bosco, arranca su per le pendici del monte Taigeto tenendo tra le braccia l’involto con il neonato, si ferma “davanti a un leccio secolare dal gran tronco cavo” e depone Kleidemos là dentro, allontanandosi poi con il cuore pesante, lasciando il figlioletto al suo destino. Il mattino successivo il cane del vecchio pastore ilota Kritolaos, Krios, fiuta il bambino ormai stremato. L’uomo naturalmente capisce che se il neonato è stato abbandonato è perché ha qualche difetto fisico, conosce bene le folli leggi degli Spartani: ma decide lo stesso di portarlo a casa con sé. Lo porta alla figlia, che sta facendo il formaggio e lo nutre subito con latte caldo di pecora. Passano gli anni e quel bambino, ribattezzato Talos, diventa un ragazzo robusto e impetuoso nonostante la zoppìa. Il padre adottivo lo ha addestrato duramente al combattimento con il bastone e gli ha donato l’oggetto più prezioso che ha, l’antico arco del re ilota Aristodemo, eroe della prima guerra messenica. Un giorno Talos interviene per salvare la ragazza di cui è innamorato, la contadinella Antinea, dallo stupro da parte di un gruppo di giovani spartani. Si batte con inatteso valore e lo spartano con cui si batte gli risparmia la vita, lasciandolo però a terra gravemente ferito. Il giovane pastore ilota non lo sa e non lo immagina, ma ha appena incontrato suo fratello Brithos…

Valerio Massimo Manfredi pesca a piene mani dagli archetipi dell’epica per raccontarci un’avventura colorata e avvincente che – seppure non del tutto priva di dramma, momenti “adulti” e violenza – è pressoché perfetta per i lettori adolescenti. Nel 1988, quando il romanzo è stato pubblicato, la categoria editoriale Young Adults non esisteva ancora, ma probabilmente oggi il libro verrebbe promosso utilizzando quel canale. Siamo tra 500 e 400 avanti Cristo, durante la sanguinosa, interminabile guerra tra le polis greche e l’impero persiano. La storia è quella di un giovane reietto che – dopo esser stato abbandonato da neonato perché non perfetto, come stabiliva la crudele legge di Sparta – si riconquista la cittadinanza spartana e il ruolo di guerriero grazie al suo valore, per poi diventare una sorta di “agente sotto copertura” del Re Pausanias ed essere coinvolto in intrighi che lo portano a Cipro e a Bisanzio (la Bisanzio greca, fondata da coloni di Megara nel 659 a.C. e che ebbe un ruolo ambiguo nelle guerre persiane). Viviamo tramite il racconto di Manfredi momenti storici essenziali della storia europea come le battaglie delle Termopili e di Platea, fino alla terza guerra messenica, quella degli Iloti insorti contro il dominio spartano. Lo stile è un coraggioso (ma a tratti, va detto, il coraggio sconfina nell’imprudenza) ibrido tra romanzo d’avventura per ragazzi, come già detto, e “pomposità” omerica. Entertainment ellenico.



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