Lo smeraldo

Lo smeraldo

Quell’ometto incontrato per caso, Conte Cagliani, è riuscito ad attirare l’attenzione di Mario: non tanto perché si definisce un old newyorker, ma perché dice di essere un litomante. La litomanzia è quella capacità di comunicazione profetica che permette di avere conoscenza, visione, finanche esperienza di quel che accadrà in futuro attraverso le pietre, in particolare le pietre preziose. Se il Conte Cagliani ne parla a Mario è perché ha capito che nella sua vita c’è uno smeraldo, ed in effetti, pensandoci bene, Mario conferma che c’era stato uno smeraldo che suo padre aveva posseduto, ma che purtroppo oramai è andato smarrito. È necessario ritrovare quello smeraldo per saperne di più: attraverso la lettura di una stravagante carta geografica il Conte Cagliani invita il suo interlocutore a proseguire la ricerca proprio in quel punto, ed è lontano, è in Europa. Mario decide allora di ritornare nel vecchio continente, fino in Italia, un Paese ormai diviso, distrutto, in parte occupato. Dalle Alpi Marittime a Roma il suo percorso alla ricerca della pietra preziosa si fonde e si confonde con sogni premonitori ed incontri diafani...

Lo smeraldo di Mario Soldati, riproposto da Bompiani ma scritto e pubblicato agli inizi degli anni Settanta (la prima edizione è del 1974), è un romanzo visionario, onirico, surreale: in una parola distopico perché parte da una realtà verosimile, tuttavia riesce ad indagare l’angoscia e l’incertezza per un futuro con strumenti lontani dalla razionalità, cioè attraverso una cornice di scienze occulte e divinazioni. Di questi aspetti del romanzo, del rapporto con le fonti e con le citazioni, tratta Elisa Amadori nel suo bel saggio, Il fantastico Soldati. Ma c’è anche una terribile ed amara analisi della realtà nel testo di Soldati, proprio nelle parole del suo alter-ego Mario. Alle domande del Conte, dà delle risposte di particolare pregnanza: “Mi dica, c’è qualcosa che la preoccupa, nel futuro?” “Sì, il futuro”. “Qualche cosa che, se potesse, vorrebbe sapere prima?” “Vorrei tanto sapere che cosa sarà dei miei figli, quando mia moglie e io non ci saremo più. La civiltà occidentale, il mondo che noi conosciamo, sta crollando. Le cose vanno male dappertutto. In Italia, sento, e molti miei amici sentono come me, andranno anche peggio”. Siamo appunto nel 1974 e il periodo in Italia è tutt’altro che felice. È chiaro quindi il rapporto fra l’uomo che scrive ed il contesto che vive, l’uomo che spesso si rifugiava in America per provare a leggere il futuro, ma che alla fine sapeva che il suo futuro non poteva essere tanto lontano. Non è certamente un romanzo perfetto, ma è un romanzo che smuove molti pensieri e stuzzica il lettore.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER