Lo stallo dell’impero

Le correnti del Flusso, la tecnologia che permette alle navi spaziali di spostarsi tra i sistemi abitati ad una velocità maggiore di quella della luce, stanno cominciando a collassare. Questo rischia di essere l’inizio della fine per l’Interdipendenza, ossia per il Sacro Impero degli Stati Interdipendenti e delle Corporazioni Mercantili. L’imperatrice Cardenia, salita al trono con il nome di Grayland II, ne è consapevole e cerca di fare il possibile per salvare l’umanità da una catastrofe, anche a costo di dover raggirare il suo stesso popolo. Del resto, se l’Interdipendenza è iniziata con una menzogna, è giusto che debba anche finire con una menzogna. Mentre è impegnata con tutte le sue forze a portare avanti il suo piano, Cardenia deve anche cercare di salvare il suo trono dalle manovre di palazzo che arrivano a mettere in pericolo la vita sua e delle persone a lei care. Quando la situazione sembra volgere al peggio, un aiuto inaspettato potrebbe arrivare proprio dallo sperduto pianeta di Dalasýsla, il primo pianeta a scollegarsi dal Flusso al tempo stesso della crezione dell’Interdipendenza. A complicare ulteriormente la situazione, i nemici di Cardenia stanno radunando le forze sul pianeta Fine, da cui sono pronti a lanciare nuovi attacchi alla giovane imperatrice. Riuscirà l’inesperta Cardenia a salvare se stessa e l’Interdipendenza?

Lo stallo dell’impero è il secondo volume della trilogia di John Scalzi sull’Interdipendenza e sul tema del crollo delle civiltà. Rispetto a Il collasso dell’impero, primo volume della serie, qui l’azione è molto più serrata e si è portati a girare una pagina dopo l’altra per seguire le vicende, in un susseguirsi continuo di colpi di scena che tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso. Ad aggiungere ulteriore interesse è la capacità di Scalzi di farci immedesimare nei suoi personaggi: se nel primo volume il centro dell’attenzione era stato per certi versi preso da Kiva Lagos, qui è la stessa imperatrice Cardenia a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano. Il respiro della narrazione, così come il tema centrale del crollo delle civiltà, sembra ricordare in alcuni passaggi la Trilogia della Fondazione di Asimov, anche se lo stile è molto più diretto e per certi versi scanzonato. Scalzi è anche bravo nel dosare in modo sapiente i punti della trama da portare allo scioglimento finale con quelli destinati a rimanere aperti. Il romanzo si lascia quindi leggere con piacere, anche se per conoscere l’esito finale della vicenda occorrerà attendere la traduzione in italiano dell’ultimo volume della trilogia, quel The Last Emperox che negli Stati Uniti è stato pubblicato nell’aprile del 2020 dalla casa editrice Tor Books.

 


 

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