Lockdown

Londra è sotto assedio. Il nemico è invisibile, ma non per questo meno letale. L’epidemia di influenza che sta imperversando sulla Gran Bretagna ha già fatto almeno 600.000 morti e tra loro ci sono anche il Primo Ministro e i suoi due figli. Le frontiere sono chiuse, tutti i negozi hanno le saracinesche sbarrate, vige un ferreo coprifuoco, circolare è assolutamente vietato se si è privi di lasciapassare e la città è presidiata notte e giorno dall’esercito. Il Governo ha deciso di costruire a tempi di record un nuovo ospedale cittadino dedicato esclusivamente alla cura di questa terribile influenza aviaria nello spiazzo dell’Archbishop’s Park. Bulldozer e ruspe sono in movimento h24, nel cantiere lavorano centinaia di operai in tuta, caschetto e mascherina con turni da 18 ore. Le buche per le enormi fondamenta sono state tutte scavate, una flotta di camion betoniera sta arrivando per riempirle di cemento e una gru gigantesca è pronta a piazzare grandi travi d’acciaio. Un operaio però si accorge che qualcuno ha gettato un borsone di pelle in una delle grandi buche e va a controllare: il borsone è pieno di ossa umane, ossa di un bambino. Viene avvertita la polizia, che manda sul posto l’ispettore Jack MacNeil, con l’ordine preciso di risolvere la questione alla massima velocità possibile e senza creare problemi al cantiere dell’ospedale, l’opera più strategica e prioritaria del momento. Testardo, manesco, gonfio di rabbia per la recente separazione dalla moglie – che ha ottenuto l’affidamento del figlio Sean e rifiuta di farglielo vedere a causa dell’epidemia – MacNeil respinge al mittente in modo brusco e poco prudente le pressioni di Derek James, funzionario del Gabinetto del Vicepremier, accorso al cantiere per sbloccare la situazione, e si prende a cuore la causa di quel piccolo cadavere che rischia di essere dimenticato…

Come spiega l’autore nella sua prefazione, questo romanzo nasce nel 2005, ai tempi dell’epidemia di influenza aviaria che colpì Asia ed Europa. “All’epoca gli scienziati avevano predetto che l’aviaria o H5N1 sarebbe stata probabilmente la prossima pandemia influenzale. Nel 1918 la Spagnola aveva ucciso in tutto il mondo fra i 20 e i 50 milioni di persone, e ci si aspettava che l’aviaria – con un tasso di mortalità del 60%, se non più alto – avrebbe superato di gran lunga quelle cifre”. Scritto in sole sei settimane, Lockdown però non fu mai pubblicato, secondo May perché considerato troppo poco realistico dagli editori a cui era stato proposto, e finì a languire in una cartella Dropbox fino alla pandemia di COVID-19, quando è stato tirato fuori e ha trovato immediatamente un editore (e svariate decine di migliaia di lettori) per la sua drammatica attualità. “Quando ho riletto quello che avevo scritto quindici anni fa sono rimasto scioccato da quanto fosse spaventosamente accurato”, ha dichiarato l’autore al quotidiano “Independent”. “I dettagli quotidiani di come l’epidemia impatti sulla vita quotidiana, il modo in cui funziona il blocco, come alle persone è vietato lasciare le loro case. È tutto spaventosamente simile a oggi”. Una cosa è certa: a May, scozzese di nascita e francese d’adozione ma da decenni giornalista e sceneggiatore per la BBC, va riconosciuta una capacità profetica davvero impressionante: la Londra che descrive sembra presa di peso dai telegiornali britannici. E forse questo è sufficiente a rendere il romanzo un must, sebbene dal punto di vista squisitamente letterario Lockdown sia tutto sommato modesto: il solito detective tormentato e violento che si aggira in un plot che rimastica Jeffery Deaver, Thomas Harris e Dio sa quanti altri, tra scazzottate, patologhe paraplegiche, ricostruzioni facciali forensi e complotti di aziende farmaceutiche. Forse gli editori nel 2005 non lo avevano rifiutato perché “troppo realistico”: temo che invece lo abbiano accettato nel 2020 proprio perché “troppo realistico”.



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