Lockdown con Lou

Mentre la madre, come al solito, rimprovera il marito che se ne sta seduto nella sedia a sdraio, immersa nell’erba alta del giardino, sorseggiando l’ennesima birra, Lou guarda i sei scatoloni pieni di vestiti che ha messo nel garage quasi due mesi prima. Si tratta del bottino di un’asta di abiti vintage che avrebbe dovuto spedire a New York via container. In genere Lou torna in Inghilterra quattro volte l’anno proprio per fare rifornimenti di vestiti per la sua agenzia di abbigliamento vintage. Ed è arrivata anche quest’anno a marzo. Si sarebbe dovuta trattenere il tempo necessario per gli acquisti e per fare visita ai genitori, poi sarebbe dovuta rientrare come al solito a New York, dove vive ormai stabilmente da cinque anni insieme a Sam. Questa volta però, le cose sono andate diversamente. È stato annunciato il lockdown, il mondo si è fermato, il suo volo di rientro nella Grande Mela è stato annullato e lei ora si trova lì, a casa con i suoi, da un po’. All’inizio Sam le dice di non preoccuparsi e di non affrettarsi a rientrare anche perché in America corre voce che i paramedici impegnati in servizio durante questa emergenza debbano stare, per scongiurare il diffondersi della malattia, lontano dalle loro famiglie. Di settimana in settimana, poi, Lou passa dal panico all’ansia e dall’irrequietezza alla rabbia. Ora le sembra di aver raggiunto la fase dell’accettazione. I suoi genitori sono partiti bene: sua madre spruzza disinfettante su chiunque le si avvicini, in casa e fuori casa, passa la candeggina su ogni superficie e misura la temperatura a tutti almeno tre volte al giorno. Suo padre passa ore e ore spiaggiato sul divano e si muove solo per raggiungere il tavolo a pranzo e a cena. Lou segue ogni mattina le sessioni di ginnastica di Joe Wicks con la madre, controlla mille volte al giorno il cellulare per vedere se ci sono messaggi di Sam e, ogni giovedì, partecipa con il resto della famiglia, sulla soglia di casa, alla serata dell’Applauso…

L’impressione è che, di tanto in tanto, Louisa Clarke si imponga con prepotenza nella vita di Jojo Moyes e la obblighi a scrivere di nuovo di lei. D’altra parte, per i numerosi lettori della trilogia della Moyes che ha come protagonista la bizzarra ragazza con le calze a righe gialle e nere e una prepotente fame di vita nonostante gli schiaffi del destino, non può che essere interessante dare un’occhiata agli sviluppi dei vari personaggi della vicenda. Lou vive a New York da tempo con il suo Ambulance-Sam ma si ritrova, all’inizio di questo stringatissimo romanzo breve, meno di quaranta pagine in tutto (tanto da rendere discutibile la dicitura “romanzo” che campeggia in copertina), bloccata in Inghilterra, a casa dei genitori, a causa della pandemia da COVID19. Lontana dal lavoro e dagli affetti, sempre più triste e impaurita da una realtà che va oltre ogni immaginazione e di fronte alla quale il mondo intero è assolutamente impreparato, anche per l’energica e solare Lou le cose si fanno sempre più complicate e il rischio di crollare è prossimo. Ma Louisa Clarke e l’araba fenice pare abbiano tratti comuni nel DNA ed entrambe sanno come risorgere dalle proprie ceneri. D’altra parte, dove c’è Lou c’è vita e non deve meravigliare quindi che, una volta ancora, questa simpatica ragazza capace di portare colore in qualunque cosa tocchi riesca a trovare un nuovo equilibrio, per sé e per coloro che ama, pur rimanendo fedele alla solarità di fondo che la caratterizza e che ne ha fatto un personaggio molto amato dai lettori. Lou può piegarsi - e lo ha fatto diverse volte - ma in fondo non si perde mai completamente d’animo e si fa, ovunque vada, portatrice sana di gioia, di condivisione, di empatia. E proprio l’ottimismo di fondo che accompagna la giovane protagonista diventa il valore di un racconto - certamente ben scritto pur senza la pretesa di essere un capolavoro - che tratta con garbata e delicata leggerezza, che non è superficialità, un momento storico veramente difficile e doloroso e nasconde, nel finale, una sorpresa che vuole essere un anelito di speranza per il futuro mentre getta le basi, forse, per una nuova storia.

 


 

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