Luce della notte

Sono trascorse appena due settimane dai fatti accaduti a Travenì; il mostro è stato catturato, tolto dalla foresta in cui nascondeva e rinchiuso dentro una prigione, lontano dagli sguardi e dai “suoi” bambini. Il commissario Teresa Battaglia e il giovane ispettore Marini si avvicinano a una casa isolata sulle colline piene di vigne del Collio, nel goriziano, circondati dalla nebbia e dal gelo che avvolgono ogni cosa, dove stanno per incontrare Giulia e la piccola Chiara. È stata proprio la madre a chiedere l’aiuto di Teresa, dopo averla vista in televisione. “Quei fatti orribili accaduti a Travenì, i bambini… Lei li ha salvati”. Sua figlia Chiara ha nove anni, la luce del sole la ferisce, perciò è condannata alla penombra e alla solitudine, emarginata dagli altri bambini e dai loro genitori, complice anche la difficile posizione di Alessandro, il padre di Chiara, colpevole di aver rovinato molti concittadini con investimenti non andati a buon fine. La bambina ha fatto un sogno, un sogno talmente vivido da sembrare vero. Sua madre le ha insegnato che l’inconscio non sa contare, perciò mentre sogna Chiara prova a farlo e ci riesce. Dunque il luogo in cui si trova, la visione che l’ha rapita, è reale. Un bosco pieno di lamenti, un albero con dei simboli intagliati che immerge le radici in una terra piena di sangue, sotto alla quale Chiara sente esserci un cuore bambino che grida il proprio lamento. Per Teresa Battaglia, ancora scossa dai fatti di Travenì, inizia un nuovo percorso, lontano per ora dall’essere indagine, che la coinvolge e la sconvolge. Occorre essere allo stesso tempo razionali ed empatici, entrare in sintonia con ciò che ci circonda e in questo modo le tracce di ciò che è accaduto appariranno come macchie sopra un muro, ombre cinesi che racconteranno una storia. Ciò che emerge non è il disegno di un volto ma ha la forma di un mostro a più teste e che la riporta all’autunno del 1995, quando seguendo la rotta balcanica, in molti fuggivano dalle guerre balcaniche scortati dai passeur. Chi fuggiva erano giovani uomini, ma anche donne e bambini. Nei boschi sopra Gorizia, avvolto nella nebbia, ci deve essere un albero con dei simboli intagliati. Sotto le sue radici forse qualcuno venticinque anni fa nascose qualcosa…

Con una capriola temporale all’indietro rispetto a Ninfa dormiente, Teresa Battaglia si ritrova coinvolta, è il caso di usare proprio questo termine, in una nuova indagine mentre negli occhi e nel cuore baluginano ancora le sensazioni e le emozioni provate a Travenì, il piccolo paesino del tarvisiano dove si svolge la storia di Fiori sopra l’inferno, romanzo d’esordio, successo planetario, e primo capitolo delle indagini del commissario e profiler Teresa Battaglia. I fatti narrati nei quali Teresa si ritrova a indagare sono estremamente attuali. La percentuale di minori migranti che scompaiono durante il viaggio, e in generale nel mondo, come quelli citati da Missing Children Europe sono impressionanti. Sono figli mandati avanti come una fanteria in miniatura, nella speranza di allontanarli da una condanna certa, bambini di cui si perdono le tracce e che finiscono per diventare schiavi nel mondo del lavoro. Questo è il plot sopra il quale la vita del commissario Teresa Battaglia si trova a camminare. Il concetto di perdita è invece il cuore del romanzo. Perdita intesa soprattutto come lutto che genera rabbia. “Molte persone, piene di questa rabbia, desiderano far soffrire chi sopravvive, rovinare chi vive” dice Teresa. L’estrema umanità di Teresa è ancora una volta protagonista di una storia che, com’era accaduto in precedenza, quasi la travolge. La sua malattia, che è anche il suo segreto, la rende debole ma allo stesso tempo estremamente sensibile alle debolezze altrui. La goffaggine con la quale rincorre le persone per poi inciampare, il suo essere madre incompiuta, la conducono su strade buie, all’incontro con mostri dagli occhi teneri e la rendono capace di riconoscere in una traccia infinitesimale la storia di un intero viaggio. Luce della notte è frutto di un incontro trasformatosi in rinascita, di un percorso cominciato con una grave perdita, così come ci racconta l’autrice nelle note finali. Una rinascita che anche un passaggio dal buio alla luce. Una risposta emotiva diventata romanzo, i cui proventi l’autrice ha scelto con generosità di devolvere al Centro di riferimento oncologico di Aviano.

 


 

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