Luciano Ligabue re start

Nessuno decide dove nascere. Forse, quel marzo del 1960 Luciano Ligabue avrebbe voluto fare il suo debutto nella vita a Memphis o in quel New Jersey cantato dal Boss. Ma quando tutto parte, “nessuno ha il libretto d’istruzioni” e neanche il biglietto con scritta la destinazione. Il magic bus quel giorno si è fermato a Correggio, nella provincia reggiana. Ma quella “piccola città eterna”, salita alle cronache nazionali per la sinistra vicenda della saponificatrice Leonarda Cianciulli, dalla metà degli Anni ’70, sembra prendere una connotazione culturale differente. Qualche big della musica rock internazionale ogni tanto inciampa a Correggio per un concerto e, soprattutto, Pier Vittorio Tondelli, che abita a poca distanza da casa di Luciano, dà alle stampe il suo libro Altri libertini, diventando un caso editoriale. Ispirato da quel fermento che sembra scuotere anche la sonnacchiosa Pianura Padana, Luciano comincia a bazzicare l’ambiente delle radio libere, dove fa la conoscenza di Claudio Maioli, il primo a prestare attenzione alla sua scrittura musicale. Dopo una collaborazione come autore per alcuni pezzi di Pierangelo Bertoli, Luciano mette insieme una band per portare avanti il suo lavoro anche come interprete, dimostrando una presenza scenica live che colpisce tutti, compreso il discografico Angelo Carrara. La band entra in studio, incidendo un album tirato fuori di getto, destinato immediatamente al successo. La trasfigurazione è avvenuta: Luciano diventa Ligabue, o meglio, il Liga. E non importa se la montagna russa del successo dopo la salita ti presenta la discesa: dopo ci sarà un’altra salita, se hai le palle per fare un altro giro. E per Liga quella nuova salita diventa una rampa di lancio per le stelle…

Caro fan del Liga, scrivo questa recensione innanzi tutto per te; e se tu che stai leggendo non lo fossi, allora prendi nota. Anche io, per anni, ho ascoltato la musica di Luciano. Ho aspettato il suo nuovo album e sono andato ai suoi concerti. Quella sera di quindici anni fa, al Campovolo, io c’ero… dalla notte prima. Sapessi l’infinità di serate passate in auto con gli amici a discutere di cose che, ai tempi, sembravano importanti, col mangianastri che mandava dalle casse Sogni di rock’n’roll, Leggero e Angelo della nebbia (una delle mie preferite). Esattamente come succede a te, quelle parole mi leggevano dentro; forse non parlavano esattamente di me, ma indubbiamente toccavano delle corde intime. Poi, come capita tra amici, le strade si dividono: inutile chiedersi il perché, capita e basta. Probabilmente, in qualche canzone, Luciano ha parlato anche di questo. Quello che voglio dirti è che Patrizia De Rossi ha scritto questo libro per te, forse fregandosene un po’ dello spirito critico che ci vorrebbe quando si affronta un argomento come la carriera di un artista. Sì, se ne è fregata e per questo non le darò il massimo dei voti ma, dopotutto, io devo solo “criticare” perché quello che deve apprezzare davvero, sei tu. Allora, se da vero fan hai comprato 77+7, il nuovo album/raccolta del Liga, ti consiglio di completare il cofanetto con questa biografia. In questa maniera celebrerai perfettamente questi trent’anni di musica. Patrizia è una fan come te e, di sicuro, ha scritto bene e in maniera approfondita quello che vuoi leggere di questa storia di rock’n’roll padano. Forse un giorno, quando quest’astinenza da live sarà finita, ci incontreremo di nuovo sotto quel palco su cui Luciano si sente a casa. Nel frattempo, buona lettura.

 


 

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