Mai stati così felici

Mai stati così felici

L’imponente albero di ginko biloba sorveglia da più di cinquanta anni la vita della famiglia Sorenson nel giardino della loro casa di Chicago. Tra le radici di quella pianta, David, mansueto laureando in medicina, e Marilyn Connolly, appassionata studentessa di letteratura inglese, concepiscono, nel 1976, la prima figlia, Wendy. Poco dopo nasce Violet, qualche anno più tardi arriva Liza e nove anni dopo Grace, detta Ochina, l’eterna piccola di casa. Un matrimonio inossidabile il loro, forse con qualche ammaccatura, ma solido. Marilyn ha rinunciato ai suoi studi per seguire le figlie e David è un medico affermato, niente riesce ad affievolire la chimica che li lega, basta uno sguardo, una mano che accarezza la schiena, le bocche che si avvicinano e tutto scompare, solo loro due, isolati e pacificati da ogni cruccio della vita quotidiana. È il 15 aprile del 2000 e Marilyn si rifugia in un angolo riparato sotto l’albero di ginko per nascondersi dagli invitati alle nozze della figlia maggiore Wendy, ha bisogno di respirare. È abituata ad intrattenere gli ospiti: i clienti di suo padre, i colleghi di suo marito, gli amici delle figlie, i vicini, ma non riesce a sopportare che le sue ragazze siano ormai fuori da ogni suo controllo o approvazione. Non sono più bambine. La madre della sposa, un ruolo che impeccabilmente interpreta, è ancora bella e desiderabile, capelli biondo cenere, un aderente vestito verde foresta che mette in risalto il suo corpo atletico, ma è preoccupata. Com’è possibile non riconoscere più le proprie figlie? Violet, la secondogenita, una bruna mozzafiato, emana un insolito odore di alcol fin dalla mattina. Grace e Liza, nove anni di differenza, sono entrambe disadattate, timide e senza amici. Marilyn nei momenti di ansia ha fisicamente bisogno di suo marito. David intanto girando tra gli ospiti, stupito di quante persone si accumulino durante il corso di una vita e di quante non ne riconosca nel suo giardino, pensa a Wendy da piccola, quando si intrufolava tra i genitori per dormire sicura. Si sente fuori posto e con lo sguardo inizia a cercare sua moglie e la vede nascosta dietro il loro albero. La raggiunge, si abbandonano ad un profondo abbraccio, è il loro modo di comunicare: “Cerchiamo di non farci beccare dalle ragazze”, dice Marilyn, per poi tornare a seppellirsi contro di lui. Ma tutte e quattro guardano i genitori, ciascuna da un punto diverso del prato, avvertite della loro assenza alla festa da quell’impulso infantile di cercare la loro rassicurante vicinanza. Ciascuna delle quattro figlie interrompe ciò che sta facendo per osservarli, i genitori, due persone che emanano più amore di quanto l’universo sembra disposto a concedere...

Claire Lombardo è nata a Chicago, ha fatto l’assistente sociale, vive a Iowa City dove insegna scrittura creativa all’università. Mai stati così felici è il suo primo romanzo e diventerà una serie televisiva per la rete americana HBO, prodotta dalle attrici Amy Adams e Laura Dern. In un arco temporale di cinquanta anni ci vengono raccontate le vicende della famiglia Sorenson, apparentemente perfetta, ma a tutti succede qualcosa e ogni personaggio ha una vita nascosta. È insolito che un autore al suo primo romanzo riesca a entrare così in profondità nella vita di una famiglia, analizzando con precisione le tante sfaccettature e i risvolti psicologici dei personaggi. Claire Lombardo ci riesce perché, prima di lasciare tutto per dedicarsi interamente alla scrittura, ha conosciuto la vita vera dell'America, lavorando per sei anni per la Chicago Coalition for the Homeless e ne ha tratto insegnamento. L’esempio di un amore perfetto, capace di rinnovarsi come quello di David e Marilyn è un’arma a doppio taglio: se da un lato dà speranza e garantisce un’infanzia serena, dall’altro è un termine di paragone difficile da eguagliare per le loro quattro figlie. Wendy, Violet, Liza e Grace sono cresciute nell’incubo di tornare a casa all’improvviso e trovare i genitori avvinghiati l’uno all’altro, tanto Marylin e David si piacciono, nonostante i tanti anni passati insieme, le crisi e le gelosie che hanno superato. Marylin sa che il matrimonio è un gioco di potere estremamente piacevole, un delicato equilibrio tra due personalità in competizione, tra due stati d’animo in conflitto e anche adesso, da nonni, la loro complicità non viene meno. Il matrimonio riuscito dei genitori è un traguardo ambizioso che nessuna delle figlie riesce a raggiungere, pur mostrandosi sempre al meglio a costo di mentire. Wendy, bella e ricca, una figlia nata morta, un marito perduto anzitempo, la sorella quasi coetanea è del tutto assente di fronte ai suoi momenti di sconforto, quindi si consola con alcol e avventure di sesso con uomini più giovani. Violet è chiusa nel suo mondo dorato e ipocrita, da avvocato d’assalto che era ora pensa solo a fare la mamma perfetta, ma tanti sono i suoi tormenti interiori. Liza, accademica in carriera, aspetta un bambino che non sa se vuole dal fidanzato perennemente depresso e insoddisfatto, un uomo che forse non ama e che tradisce per sentirsi viva. Grace, per la quale tutti hanno già previsto un prestigioso futuro presso una blasonata università, riceve numerose lettere di rifiuto da parte di diversi atenei dopo la laurea di primo livello, ma non lo rivela alla famiglia, perché non riesce ad accettare di fallire. Trascorre un intero anno in uno squallido appartamento di Portland, è frustrata perché non ha ancora perso la verginità ed è paralizzata da molti complessi. Ci sono molti bambini in questo romanzo: le quattro sorelle Sorenson prima di tutto: spiate, osservate, ricordate, rievocate nella loro infanzia. Poi i figli delle figlie, avuti e perduti, respinti e ritrovati. Quando nel 2016 entra in scena Jonah, il quindicenne abbandonato alla nascita da Violet, tutti gli equilibri saltano. I suoi genitori adottivi sono morti in un incidente, da allora è vissuto tra genitori affidatari e la casa-famiglia Lathrop House. Si inserisce bene tra i Sorenson, legando soprattutto con Wendy. Infatti è stata lei, per vendicarsi delle ingiustizie subite, ad indagare sul destino del figlio abbandonato dalla coscienziosa sorella. Violet in un primo momento non ne vuole sapere di accoglierlo nella sua dimora pulita e spaziosa, tutta la sua vita viene messa in discussione, il rapporto con il marito e con i suoi figli ancora piccoli. La presenza silenziosa e gentile di Jonah si espande illuminando con una luce nuova tutte le crepe, le nevrosi che rendono tanto umani i personaggi di questa avvincente saga familiare. È soprattutto grazie alla sua figura di adolescente problematico alla ricerca di se stesso che Claire Lombardo innesca il motore di un grande romanzo corale sulla famiglia, dipingendo con ironia e delicatezza i risultati di quasi mezzo secolo di senso comune, amore vero e moralismi nella società borghese americana. Quasi settecento pagine che volano sotto gli occhi.



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