Malù si annoia

Trentesimo giorno di quarantena e la stabilità degli abitanti dell’interno 5 di via Atri 36 inizia a vacillare. Quattro umani e un gatto, che tutto sommato fino a quel momento hanno vissuto bene la reclusione forzata, senza lamentele e piagnistei di nessun tipo. La traduttrice, già abituata a restare chiusa in casa per giornate intere, non sembra risentirne particolarmente. Lo stesso è stato inizialmente per Kobe, che oltre a dedicarsi alla musica ha pensato bene di stilare un programma di recupero degli esami lasciati indietro. È tranquillo Kobe, nonostante la sua Ayumi si trovi a Cremona, in piena zona rossa e lui le dica in continuazione di non uscire di casa. Sembra sereno, anche se pronuncia delle frasi con le lacrime agli occhi. Samuel, abituato per lavoro a viaggiare spesso girando tra le gelaterie, tutto sommato la prende bene, almeno all’inizio. Si occupa di quei pochi negozi rimasti aperti, poi però restando a casa definitivamente senza nulla da fare, ricorre alle partite dei mondiali del 2006 e dopo ben tre giorni di outfit casalingo (è ancora elegante chiamarlo così), finalmente decide di dare una svolta alla propria esistenza, occupandosi del vicinato. Samuel fa la spesa per le persone più anziane, cucina per loro e nel giro di pochi giorni diventa l’idolo di tutte le signore di una certa età di Spaccanapoli, che lo aspettano, certe che riceveranno ogni ben di Dio in fatto di gastronomia. Tutto bello, peccato però, che questo lo impegna solo mezza giornata e nella parte restante del tempo, Samuel proprio non sa che fare, se non appassionarsi al campionato del Nicaragua. Malù studia tutto il possibile: scarica e legge articoli scientifici, di storia, di archeologia e scrive relazioni. Terminati tutti i trattati da leggere, anche lei inizia a girovagare in pigiama, legandosi morbosamente alla TV, lavorando a maglia e pulendo ogni singolo centimetro di casa, in maniera ossessiva. Malù pur di non annoiarsi si offre come aiuto casalingo ai suoi vicini, gratuitamente s’intende. Si occupa del cambio stagione dell’armadio della traduttrice e di Samuel, lavando, stirando e mettendo tutti i maglioni sotto vuoto, pronti per essere utilizzati nella prossima stagione. Peccato che fuori faccia ancora freddo…

Sono quattro gli inquilini che condividono l’interno di via Atri 5 e tutti in egual modo o quasi, annoiati dalla quarantena forzata a causa della rapida diffusione del Covid-19. La voce narrante di questo Malù si annoia è Ariel, la traduttrice, che tollera più degli altri la permanenza in casa, in quanto già abituata per lavoro a restare tra le quattro mura per giorni interi. Sicuramente la donna è più serena di Kobo, che finge di essere tranquillo, ma in realtà piange in silenzio, pensando alla sua compagna che vive a Cremona, una delle zone più colpite. Il fidanzato di Ariel, Samuel, si impegna ad aiutare i vicini, occupando così una parte di tempo libero. E poi c’è Malù, un personaggio alquanto singolare. È archeologa la donna, da sempre molto impegnata nel suo lavoro, con una spiccata curiosità e una latente inquietudine. Malù soffre più di tutti la reclusione, perché lei sente la necessità di avere sempre qualcosa da fare e una questione da risolvere a cui pensare. Presa dalla morbosità della noia, la donna decide di chiedere all’amico commissario Timoteo De Iuliis, se per pura casualità, si ritrova un caso interessante da risolvere, per cui necessita aiuto. Ed è così che l’inquirente, decide di coinvolgere i coinquilini e Malù in particolare nell’indagine, che permetterà alla donna in primis di rendersi protagonista di un successo investigativo e soprattutto di vincere la noia. Un libro ben scritto, questo Malù si annoia di Serena Venditto, dalla trama compatta e dallo stile semplice e fluido, pur non rasentando mai la banalità. Quattro persone, un giallo da risolvere e tanta caparbietà, nonostante le difficoltà date da una reclusione forzata, nonostante le notizie quotidiane pesino come un macigno sul cuore. Simpatiche alcune descrizioni di fatti ed eventi, fanno sorridere alcuni botta e risposta e fanno riflettere, facendo commuovere, alcune parole, che ricordano quanto il periodo della quarantena sia stato difficile e doloroso per tutti. Il messaggio di Serena Venditto è forte e chiaro: per combattere l’indifferenza e la depressione, non si deve restare soli. La condivisione e l’affiatamento sono due armi potentissime da utilizzare senza parsimonia alcuna.

 


 

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