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Maledetti ’70

Maledetti ’70

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60 Milano, Torino e Genova costituiscono il cosiddetto triangolo industriale. Lì sono confluiti perlopiù i fondi derivanti dal cosiddetto piano Marshall, il programma di aiuti economici attuato dagli Usa. In molti dal sud si trasferiscono nel nord d’Italia, dove lo sviluppo industriale è in forte ascesa. In quel periodo c’è il mito della “ricostruzione” del Paese dalle macerie della Seconda guerra mondiale, così come c’è il mito della “rivoluzione tradita”, che a molti è rimasto addosso dopo la liberazione dal nazifascismo – lo stesso mito che poi secondo molti verrà usato come “giustificazione” alla lotta armata nel terrorismo rosso. Molto si muove a sinistra nella politica. Nel 1958 Renato Panzieri e Lucio Libertini pubblicano su “Mondo Operaio” uno scritto, Sette tesi sulla questione del controllo operaio, in dissenso con la politica del Partito Socialista. Successivamente è la rivista “Quaderni rossi” a diffondere alcune idee prettamente operaiste. Mentre nel 1969 prende vita “Potere operaio”, fondata da Toni Negri. La destra dei primi anni Sessanta vede invece una forte crisi del Msi con alcune sue componenti che puntano a intessere rapporti profondi con l’apparato militare, “le forze sane della nazione”. In questo percorso assume un ruolo determinante il convegno sulla guerra rivoluzionaria organizzato a Roma nel maggio 1965 dall’Istituto Pollio. Un fenomeno curioso sarà quello del nazimaoismo, movimento che si diffonde dalla fine degli anni ’60 e si concretizza con l’organizzazione Lotta di Popolo: l’obiettivo di fatto è quello di sancire un’alleanza a favore della condizione degli operai tra l’estrema destra e l’estrema sinistra. Tra i fautori di questo pensiero troviamo Franco “Giorgio” Freda, già personaggio di spicco della destra radicale italiana, che parla esplicitamente dell’esigenza di trovare un’intesa “bipartisan” con i gruppi rivoluzionari di sinistra. Durerà poco questa corrente di pensiero, terminerà nel 1973 con lo scioglimento di Lotta di Popolo. Anche la società è attraversata da un fermento nuovo, emblematica è la vicenda del giornale scolastico del liceo Parini di Milano, “La Zanzara”, che con l’inchiesta La posizione della donna nella società italiana e le sue interviste sulla condizione femminile suscita scandalo e clamore. La rivolta di piazza Statuto a Torino e gli scontri di Genova durante il governo Tambroni sono entrambi fatti salienti che segnano i “prodromi” dei “maledetti anni ’70”. È il 19 novembre 1969, invece, e durante il cosiddetto “autunno caldo” a Milano c’è quella che per molti è la prima vittima degli anni di piombo, l’agente di polizia Antonio Annarumma, ventiduenne di Monteforte Irpino, in forza presso la Celere...

Chiariamolo subito, questo non è il solito libro dedicato agli anni ’70. Nicola Ventura e David Barra, gli autori, sono rispettivamente fondatore e co-amministatore del blog e pagina Facebook spazio70. In questo saggio edito per i tipi di Gog edizioni raccontano i Maledetti ’70 in modo atipico e fuori dagli schemi, senza tralasciare quelli che sono stati i fatti salienti e i suoi protagonisti ma concentrandosi anche su aspetti che molte volte, nella foga di analizzare le tensioni politiche tipiche di quel periodo, vengono posti in secondo piano. È probabilmente l’aver lavorato alla divulgazione storica sul web a consentire agli autori di approcciarsi a questa materia con una tecnica narrativa innovativa, che procede per flash e frammenti, e che si somma a un’attenzione anche per figure solitamente lasciate sullo sfondo. Il risultato è un affresco composito di un periodo storico che ha indubbiamente segnato il nostro paese sotto molti aspetti, ma non necessariamente quelli che i più prendono in considerazione. Il volume comincia con una prima sezione che tratta dei “prodromi”, ovvero di quello che è successo prima, negli anni ’50 e ’60 e inevitabilmente ha posto le basi di quello che è accaduto dopo, e una seconda che invece si concentra sull’esplodere della lotta armata, le violenze e le bombe, raccontando i fatti principali e quelli meno noti, i protagonisti e i personaggi di seconda fila. La terza parte è invece dedicata alle “facce da anni 70”, a tutte quelle figure che hanno segnato in un modo o nell’altro quegli anni ma che nella storiografia più tradizionale spesso vengono omessi per dare spazio a una ricostruzione più dettagliata delle stragi, del conflitto politico e dei tanti misteri rimasti insoluti. Sono le “storie dimenticate degli anni di piombo” di cui si accenna nel sottotitolo, rappresentano forse quindi il tratto più originale e peculiare del libro. È qui che troviamo la vicenda di suor Maria Diletta Pagliuca, balzata agli onori delle cronache come la torturatrice di Grottaferrata, paese dove era situato l’istituto Santa Rita, in cui lavorava, destinato a ospitare bambini con disabilità che, si scoprirà, erano oggetto di orribili sevizie. E ancora, quella di Agostino o’ pazzo, ovvero Antonio Mellino, e delle sue scorribande in moto a giro per Napoli, o quella del marine Raffaele Ralph, Minichiello, responsabile di una delle più originali azioni di pirateria aerea. Ma ci sono anche personaggi dello star system dell’epoca, come Maurizio Merli, protagonista dello sceneggiato tv su Garibaldi andato in onda nel febbraio 1974 o Edwige Fenech, icona di bellezza che “sconvolgerà” il Paese con le sue scene di nudo, anche queste figure paradigmatiche per l’Italia dell’epoca. E infine storie come quella di Carlo Rivolta, giornalista scomparso prematuramente, che in quel periodo alterna la politica con la cronaca, ritrovandosi a raccontare di un’ennesima protagonista seppur involontaria di quegli anni, l’eroina, che finirà per catturare drammaticamente anche lui. Vicende umane e pezzi di storia si susseguono con ritmo veloce, il tutto condito da una scrittura fresca, godibile e mai noiosa, che conferisce al saggio una scorrevolezza non comune.