Malintesi

Malintesi

Provincia francese, anni Sessanta. In una bella villa di campagna vive la famiglia Laporte. Yves è un importante uomo di affari, possiede una tipografia ben avviata, mentre la moglie Marie-Claude Laporte accudisce i tre figli, Xavier, Julien e la piccola Françoise. Yves ha un carattere determinato, bagaglio della guerra in Algeria, i viaggi gli hanno fatto perdere l’infanzia del primogenito Xavier, perciò per la moglie è un sollievo e un piacere vederlo giocare con Julien. Quando la coppia scopre che il bambino è nato sordo, Yves decide di educare il figlio seguendo i precetti del metodo “oralista” portato avanti dal noto Alexander Graham Bell che, grazie ai proventi ricavati dal brevetto del telefono, ha potuto finanziare molte associazioni che si propongono di debellare l’uso dei segni dall’educazione dei bambini sordi. Julien sottostà alle regole del padre, che teme e ama, fino all’età di diciotto anni, quando fugge dalla campagna per vivere a Parigi. Lì, in un bar ritrovo di attivisti sordi e militanti gay, scopre il linguaggio dei segni, bandito per più di un secolo dopo il congresso di Milano del 1880, e l’odio verso il padre esplode come una bomba. Il giovane decide di cancellare completamente il passato e un riferimento paterno che, seppure in buona fede, lo ha costretto a un’educazione basata sull’imposizione dell’uso della voce. Inutili saranno i tentativi della madre di riallacciare i rapporti. Dopo le prime lettere, Julien non darà più notizie di sé, scomparendo dalla vita della famiglia Laporte fino alla morte dei genitori, quando i tre figli si ritroveranno nella vecchia villa di famiglia ormai quasi del tutto abbandonata...

Bertrand Leclair, genitore di una figlia sorda, mescolando la propria storia con quella romanzata dei Laporte, ci introduce in un mondo, quello dei sordi, ai quali per anni era stato proibito l’uso dei segni, vero e proprio linguaggio, vietato perché considerato una sorta di ritorno dell’uomo alla condizione animale. Alexander Graham Bell, grazie anche al suo ingente patrimonio, aveva radunato sotto di sé un gruppo eterogeneo di persone composto da repubblicani, preti e medici, con lo scopo di aprire le porte della società ai sordi che, seguendo i metodi di un apprendimento logopedico, avrebbero “dovuto” imparare a parlare, finalmente non più emarginati e perfettamente integrati. In realtà, il lavoro di Bell si trasforma in un’imposizione e in un rifiuto dell’utilizzo di quel meraviglioso linguaggio dei segni il cui uso venne proibito, arrivando a legare le mani ai bambini perché non le utilizzassero per comunicare. Bell si spese persino perché fossero proibiti i matrimoni tra sordi, ipotizzando un’ereditarietà e una catena da spezzare. Ma nel rapporto tra padre e figlio ci sono altri conflitti irrisolti, oltre al metodo duro di Yves per educare Julien alla parola. La storia della famiglia Laporte ci mostra come i rapporti tra genitori e figli possano essere fragili e complessi, come una costruzione di carta. Il dialogo tra i membri di un nucleo famigliare, quando non è chiaro, è come un veleno incolore che scorre dentro l’acqua di un fiume. Un malinteso che agisce nel tempo come un’ombra mai illuminata e un conflitto mai sanato. Julien, scegliendo la fuga e il silenzio, deciderà di non voltarsi verso il padre e non ascoltare la voce dei suoi genitori, mettendo la sua sordità davanti a tutto il resto. Un romanzo denso, senza veri dialoghi, simile piuttosto a una confessione liberatoria.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER