Malinverno

Timpamara non è una città come le altre: qui, tanti anni fa, si costruì una fabbrica per produrre carta macerando e riciclando vecchi libri e giornali. La fabbrica portò lavoro ai timpamarani, impedendo ai giovani del luogo di dover emigrare in cerca di fortuna, e rendendo la carta e il libro oggetto concreto del loro sostentamento. Un giorno, per caso, uno degli operai decise di dare un’occhiata a un foglio prima di gettarlo nel maceratoio, e poi ad un altro, e un altro ancora se lo portò a casa per leggerlo meglio. In poco tempo, gli operai di Timpamara scoprirono che risorsa inestimabile erano i libri e i giornali che il resto del mondo aveva rifiutato, e di cui loro potevano disporre a piacimento, “spargendo come untori il morbo della lettura. [...] Leggevano tutto e tutto serbavano, i timpamarani, quasi a contrappesare il destino di distruzione del macero: lì i libri venivano cancellati, loro invece li tenevano in vita”. È in questa fiabesca cittadina che vive Astolfo Malinverno, primo e unico bibliotecario di Timpamara. Come ogni bibliotecario che si rispetti, Astolfo conosce i suoi titoli uno ad uno, ne ha memorizzato la collocazione e il contenuto, e la sua vita è guidata dai grandi classici della letteratura di tutto il mondo. Per questo, quando dal Comune gli notificano la decisione che al lavoro del bibliotecario dovrà affiancare un’altra mansione, quella del custode del cimitero, Astolfo è preso dallo sconforto. Ancora non sa che sarà proprio in quei vicoli stretti e labirintici che troverà la fine della sua solitudine…

Affascinante e straordinariamente commovente, Malinverno contiene una serie di personaggi che sembrano usciti ognuno da un romanzo diverso e altrettanto bello. L’amore per i libri del bibliotecario protagonista ci fa venir voglia di recuperare i grandi classici, da Moby Dick a Madame Bovary, e il suo nuovo lavoro di custode del cimitero ci permette di conoscere insieme a lui tutti i legami profondi e indissolubili che l’essere umano è in grado di costruire nel tempo. Domenico Dara riesce a raccontare la morte, il dolore e la solitudine con tono leggero e al contempo straziante, dando voce a molteplici storie tutte sempre in qualche modo legate ai libri, libri che Astolfo arriverà quasi a considerare umani, tanto da chiamare l’agenzia funebre per annunciare la morte di Ishmael, o intervenire sul testo di Rostand per far morire anche Rossana insieme all’amato Cyrano, finanche a seppellire in una zona sperduta del cimitero i libri che ormai hanno ceduto alla decomposizione. “Fosse per me ci abiterei, tra i libri. È più d’un rifugio per me: una tana, la mia camera amniotica. Qui dentro mi sento meno solo, e io la so misurare la solitudine”. La letteratura diventa dunque per il protagonista rifugio e fonte costante di consigli per la quotidianità, ma fa anche fa fil rouge con le storie di tutti gli altri abitanti di questa fiabesca cittadina, che ha trovato la salvezza nei libri, e che in questo modo sembra indicarci la strada per la felicità.

 


 

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