Manfred

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Manfred non riesce ad acquietare le angosce che tormentano il suo riposo. In un castello gotico sulle Alpi, abitato da presenze ultraterrene e segnato da turpi vicende, ha ancora davanti agli occhi il bel viso di lei; vorrebbe dimenticarla, ma non può, non gli è concesso cancellare il male che le ha fatto. La conoscenza, che ha coltivato nella sua solitaria giovinezza, non gli ha dato la felicità e adesso che ha oltrepassato la soglia della terza età, non può donargli la pace. Solo la dimenticanza potrebbe risanare la sua anima, cadere in un eterno oblio rappresenta l’unico rimedio a un dolore che non gli dà un attimo di tregua. E allora non resta che evocare gli spiriti, quelle stesse essenze ultraterrene che a Manfred devono la loro obbedienza, lasciare che si adoperino per realizzare l’aspirazione suprema del loro signore. Prima sembrano non rispondere, poi appaiono per ascoltare le sue estreme richieste, ma tutto è inutile. Gli offrono il potere e una lunga vita, ma non possono donargli l’oblio. Nemmeno dopo la decomposizione del corpo gli sarà concesso di trovare la serenità nell’annullamento totale, perché lui è fatto dell’essenza delle ombre soprannaturali, che dopo la morte conservano la loro coscienza. Allora Manfred li scaccia, fino a quando gli appare lo spettro di lei, che ha amato sopra ogni altro essere vivente. Lui che non era più in grado di avvertire nessun tipo di sentimento, nemmeno la paura, torna a provare l’amore; vorrebbe ancora abbracciarla, ma non gli è permesso. Anche lei gli ricorda il suo triste destino, mai potrà perdersi nel dolce ed eterno oblio…

Lord George Gordon Byron (1788-1824), icona letteraria del Romanticismo inglese, scrisse Manfred nel 1817 con il chiaro intento di rielaborare alcuni temi della letteratura gotica emersi l’anno precedente, durante la storica disputa letteraria in cui sfidò alcuni ospiti e amici durante una villeggiatura presso la sua villa sul Lago di Ginevra. In quella occasione Mary Shelley, accompagnata dal poeta Percy Bysshe Shelley, concepì la storia del mostro di Frankenstein. Nel capolavoro byroniano si accenna, ma senza mai svelarlo apertamente, all’amore incestuoso del tormentato protagonista con la sorella Astarte, che per un attimo compare al suo cospetto in forma di fantasma, ma senza portare sollievo alla coscienza del fratello. Personaggio di indiscutibile profondità, malgrado il suo terribile peccato Manfred propone nelle sensazioni che lo animano il modello dell’eroe byroniano, che si identifica con il mito dell’eroe romantico. Il protagonista è combattuto da grandi emozioni, manifesta in sé l’esaltazione dei sensi, l’esasperazione del sentimentalismo nel dolore e nell’angoscia che lacerano il suo animo. L’eroe romantico fu per Byron un modello di vita, che incarnò con il suo attaccamento agli ideali puri, al diritto dei popoli all’indipendenza, che lo spinse nel 1823 a partecipare al movimento di liberazione della Grecia contro l’Impero Ottomano, perdendo la vita a soli trentasei anni. Lasciò un esempio politico e culturale che fu un punto di riferimento per le generazioni seguite alla sua prematura scomparsa. Il byronismo non fu solo un ritornare ai temi ripresi dalle opere del poeta inglese e agli atteggiamenti dei personaggi, ma anche l’imitazione del suo modo di vivere.

 


 

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