Mara

Mara

Esiste una storia delle donne che si incontra e si intreccia con quella generale dei popoli e degli eventi, anche se può esserne indipendente e non coincidere. È spesso una storia dimenticata che va ricercata e, il più delle volte non senza difficoltà. Mara è una di queste donne. È il 1933, a Roma, lei ha 13 anni ed è una ginnasta applaudita nei raduni del sabato fascista, insieme alla sua amica Nadia. Per lei questi momenti sono una festa perché è libera e non è costretta a cambiare il fratellino Antonio con i suoi orribili bisognini lasciati sul pannolino. La mamma le dice che prendersi cura di lui la renderà una buona madre, ma lei preferisce indossare la camicetta bianca e i corti pantaloncini neri che riscuotono disapprovazione tra le donne anziane. Preferisce andare a fare la ruota nel raduno, insieme agli altri esercizi di ginnastica. La sua amica Nadia è bravissima, ma le ruote a Mara riescono meglio! Nadia vuole frequentare l’Accademia femminile fascista di educazione fisica a Orvieto, appena inaugurata e non le fanno paura nemmeno le 5000 lire che la frequentazione dell’istituto costa ogni anno. Mara e Nadia sono molto amiche, condividono tutto, anche l’ammirazione per il Duce e l’entusiasmo per ogni accadimento del periodo. Ma è Nadia quella sempre più informata delle due e costringe l’altra a partecipare, di nascosto, ad iniziative per le quali, una volta scoperte, vengono messe in punizione. Come ad esempio quella volta che sono andate ad assistere all’incontro di Mussolini con Italo Balbo, reduce dall’impresa volante tra l’Italia e gli Stati Uniti. Sono state tradite dalla sorellina di Mara, offesa perché costretta a casa. Ma vanno anche al non vicino cimitero del Verano, sulla tomba di Ines Donati, detta “la capitana”, morta di tubercolosi a 24 anni, dopo essersi resa protagonista di numerosi eventi, non ultimo l’essere scesa a ripulire le strade di Roma durante lo sciopero degli spazzini...

Un’alternanza continua tra la storia del romanzo che procede per tutta la durata del periodo fascista e cenni storici sulle donne, sulle prime piccole grande rivoluzioni, su un passato che fa parte delle lotte per la parità che ancora oggi si ritrovano a vivere le donne. Il racconto degli anni che passano che fa Mara è probabilmente il vissuto di molte donne italiane. In sottofondo sembra quasi di risentire i racconti della nonna o di qualche zia, parente o amica di famiglia che quel periodo l’ha vissuto davvero. Si ritrova intatta quella doppia delusione provata da chi ci ha creduto fino a prova contraria, davanti alle speranze disattese e soprattutto di fronte a tutto quello che poi è successo in virtù di alleanze folli e sbagliate. Tutte le promesse fatte alle donne, ma mai mantenute per accordi, suggerimenti, passi indietro. E ancora delusione di genere per tutte coloro che avevano già intuito una paura di fondo maschile davanti a tanta voglia di fare, organizzazione, abnegazione. E per chi non ha mai sentito racconti di quel periodo fascista, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, c’è molto in questo romanzo, sul periodo storico, sulla condizione femminile della prima metà del Novecento, sull’essere considerate esseri inferiori che non potevano aspirare a certe carriere e/o a parità di stipendi... Solo occupazioni defilate, mentre ufficialmente veniva dato loro un peso sociale, che in realtà era davvero limitato e anche all’università non potevano perseguire le stesse lauree maschili. E poi le donne erano quelle che si rendevano conto delle ingiustizie, che hanno guardato alla condizione degli ebrei con maggiore chiarezza di idee, senza essere offuscate dai dettami del partito o delle alleanze, con consapevolezza capiscono che qualcosa è finito per sempre. Un femminile che, come si legge nel romanzo, è stato soffocato o subdolamente esaltato... La tristezza è che in fondo in Italia non è poi cambiato troppo!



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