Salta al contenuto principale

Melusine – La favorita del Re

Sono gli ultimi decenni del XV secolo e siamo in piena guerra contro i turchi. In Germania, mentre grandi delegazioni di combattenti si uniscono alla “Lega santa”, la logica e la filosofia fanno passi da gigante con uomini di spicco come Gottfried Leibniz, e nelle grandi corti che ormai nulla hanno da invidiare a Versailles, le donne dell’alta nobiltà si dilettano tra feste, banchetti e pettegolezzi. Melusine, dama “di campagna” e duchessa per nascita, è una grande amante della cultura e desidera da sempre conoscere il grande Leibniz. Quando finalmente viene accolta come damigella d’onore di Sofia di Hannover, spera di potersi finalmente dedicare allo studio, e stare lontana dalle insistenze paterne di trovarsi un marito. A corte, però, conosce Giorgio di Hannover, per lei solo “Leone”. I due si innamorano perdutamente, tanto che Giorgio riconosce Melusine come sua “amante reale”. Ma la situazione dei due amanti si fa sempre più complicata: Giorgio è lontano, per via della guerra, e Melusine deve subire le maldicenze di palazzo, che la soprannominano “pertica”, perché molto alta e con tratti mascolini. In più, Melusine ha mostrato una spiccata tendenza a vedere cose che altri non vedono e ad avvertire strane presenze. L’illuminismo e l’amore per la ragione sono ancora lontani, e la Germania del 1690 non è un bel posto per dire ad alta voce che sai parlare con gli spiriti…

Melusine è una donna votata alla cultura e allo studio che si lascia coinvolgere da una grande passione. È il genere di protagonista femminile in cui è facile immedesimarsi, specie se si pensa a quanto la sua intraprendenza e la sua voglia di indipendenza ricordino personaggi che molti di noi hanno nel cuore da sempre, come Elizabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio o Josephine March di Piccole donne. Proprio per questo da un lato delude un po’ il modo in cui in così breve tempo la protagonista cede ogni sua ambizione per l’amore di Giorgio, ma questo non ci porta mai a giudicarla, anzi ci permette ancora di più di comprendere il suo rimpianto. Allo stesso tempo, con Melusine possiamo affrontare dibatti di grande portata, come la questione della vita dopo la morte o l’essenza stessa della fede: la Riforma protestante ha da poco concluso il suo percorso e in Germania è ancora viva la fiamma del cambiamento, tanto che Melusine discorrerà a lungo con Leibniz sull’importanza di una figura d’intercessione tra l’uomo e Dio (che i cattolici hanno e che invece i protestanti rifiutano). Sibyl von der Schulenburg racconta con puntiglio e passione le gesta della sua illustre antenata, femminista ante litteram. In una intervista a “Pagina Tre” l’autrice spiega: “Di lei ho sentito parlare sin da quando, fanciulla, i miei genitori valutavano di farne un romanzo e i membri della famiglia, compresi i cugini di altri casati, tramandavano oralmente gli aneddoti sulla figura misteriosa della cugina”. Il romanzo riporta periodo e personaggi storici in modo quasi perfettamente lineare, e tutto ciò che non ha fonti storiche attendibili viene sottolineato al lettore (basti pensare che alla fine del romanzo c’è un indice che differenzia i personaggi storici realmente esistiti da quelli inventati). Per questo la scrittura della von der Schulenburg ci permette di abbandonarci totalmente a questo viaggio nel tempo, in un’epoca in cui intrighi e sotterfugi erano ben nascosti da pizzi, merletti e quintali di biacca.