Memoria della memoria

Memoria della memoria

Mašha vuole raccontare la storia della sua famiglia. Ha a disposizione foto, oggetti, luoghi, racconti, testimonianze, ricordi, veri e falsi ricordi così come divengono dopo essere diventati leggende attraverso le singole e soggettive narrazioni dei fatti raccontati da altri e non da chi le ha vissute quelle vicende perché ormai defunto. In questo percorso di ricerca della storia della sua famiglia si rende conto che in verità non ha nulla di assolutamente vero da raccontare. Il “vero” storico non si riesce a tracciare attraverso le fonti storiche che appartenevano ai suoi avi e i ricordi sono così instabili da non permettere di ricostruire una storia individuale, ma corale, sociale della famiglia. Non può essere utile una lente di ingrandimento che si focalizzi su un singolo individuo, ma è possibile solo uno sguardo d’insieme che inserisca la piccola storia nella grande storia. Lo scopo della sua ricerca a ritroso è quello di comprendere il passato e fare la pace con esso. La memoria si frantuma, si trasforma, diventa soggettiva, si smaterializza restando attaccata a oggetti che non dicono nulla di chi li ha posseduti. La memoria è fallace e vaga, cambia forma e mistifica, in fin dei conti non esiste, il tempo la cancella con estrema facilità rendendo ogni atto di memoria uno sforzo inutile...

La narrazione è infarcita di dati storici rilevabili, come l’anno in cui gli standard per i cani setter furono stabiliti e da disquisizioni teoriche degne di un linguista semiologo. Insieme ad esse l’autrice inserisce nel tessuto narrativo pagine di diario e altri generi testuali, come le note biografiche di nonne e bisnonne, che smarriscono il lettore che non sa più se sta leggendo un romanzo o un saggio scientifico specialistico o in quale altro genere letterario conosciuto far rientrare l’opera. È forse però proprio questa commistione che ha reso questo romanzo unico e lo ha fatto definire come uno dei romanzi più innovativi del panorama delle opere russe negli ultimi anni e che gli ha consentito di aggiudicarsi due dei più importanti premi per la letteratura russa contemporanea (Bolšaja Kniga, 2018 e NOS, 2019). Un altro tema che si infiltra nella trama narrativa è quello di come sia possibile lasciare memoria dei grandi fatti tragici nella storia nelle generazioni successive che non hanno vissuto quegli eventi. L’indagine viene svolta attraverso la realizzazione di una scrittura gonfia, ridondante, enigmatica, a volte eccessiva fino a soffocare la fluidità della lettura intessuta di tantissimi riferimenti letterari, artistici, filosofici che raccontano le passioni dell’autrice, gli autori e i critici da lei amati e che sono il suo punto di riferimento. Si crea una fitta rete di rimandi che collega l’opera a un percorso già iniziato e nel quale si inserisce e al quale dona il suo contributo collegando ancora una volta passato e presente. Un libro di grande spessore, ma difficile da leggere e a volte anche troppo lento, persino didascalico.



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