Metastasi

Metastasi
Giuseppe Di Bella, pentito di ‘ndrangheta operativo nel milanese e nel lecchese, dice la sua verità, autodenunciandosi e forse preso alla sprovvista dal quel sentimento di rimorso per la morte della moglie, che per via di lungaggini burocratiche non è riuscito a portare in Svizzera per essere curata adeguatamente. Un noto esponente politico, che risponde al nome in codice “gamma”, ma che oggi pare essere accostato alla figura di Roberto Castelli, negli anni Novanta riesce a coprire prestigiosi ed alti incarichi di governo grazie ai voti della ‘ndrangheta. Di Bella concentra la sua testimonianza fiume su una persona in particolare, Franco Coco Trovato, una condanna all’ergastolo nel 1992, di cui il pentito è consigliere di fiducia. Il suddetto Coco Trovato, tanto per dire come la Pianura Padana stia diventando sempre più simile alle montagne aspromontane, decide di sostenere un dirigente della Lega Nord, Castelli, appunto. Nell’anno del botto, in cui la Lega in Lombardia si porta dalle urne ben un milione e 183 mila voti, secondo la testimonianza di Di Bella c’è lo zampino delle ‘ndrine lombarde, prototipo esportato delle ‘ndrine calabresi. È l’affermazione di “gamma”, lanciato a tutta velocità nell’Olimpo politico romano, a solcare, col suo 19% regionale, altissimi incarichi di governo. Mica una novità questa dell’interessamento della mafia alle manovre politiche e mica una novità che essa si stia ‘polipescamente’ appropriando di mezzo nord. Le due cose coincidono dannatamente. La storia inedita è che dalla testimonianza di Di Bella spuntano nomi del tutto nuovi, mai tirati in ballo prima e fatti che così, all’impronta, sembrano frutto di una fervida fantasia. Un’escalation che parte dall’ormai onnipresente Andreotti, che presenzia ad un incontro i cui retroscena non sono mai stati svelati del tutto, fino ad arrivare al patto tra ‘ndrangheta ed i cinesi, alle forniture di armi alle Brigate rosse, al traffico di uranio, al rapimento di un industriale poi liberato ed eletto in Parlamento col mandato esclusivo di coltivare gli interessi mafiosi della ‘ndrangheta lombarda. Si tira in ballo addirittura Gianni Versace che, sempre secondo Di Bella, tanto morto non è. Il resto è storia arcinota, una storia fatta di mazzette generose per ottenere licenze edilizie e commerciali ed anche per sfuggire ai possibili controlli. Un lungo rosario di nomi e cognomi che tagliano trasversalmente il mondo politico, della finanza e del commercio e che sembra più un libro paga nel quale sono segnati, uno per uno, tutti i più accesi e torbidi fiancheggiatori della mafia, ben al di sopra della linea Gustav…
Il racconto di Di Bella è totalmente avulso da un normale resoconto di fatti che siamo abituati ad apprendere da un collaboratore di giustizia. Sembra una storia appassionata ed appassionante e proprio per questo, a volte, rischia di far precipitare in una cloaca maxima di dubbi ed altrettante recalcitranti perplessità. La lunga digressione sul Gianni Versace che prendeva ordini dalla ‘ndrangheta e che praticamente era un pupo nelle mani di Paolo De Stefano e che anzi pare addirittura che non sia stato ammazzato ma sia vivo e vegeto per dirne una è una cosa da prendere con estrema cautela. E non perché questa sia la parte più ‘gossippara’ della testimonianza, quanto per il fatto che Nuzzi ed Antonelli pubblicano un libro nel quale si eviscerano fatti del tutto nuovi e si tirano in ballo persone (opportunamente celate dalle lettere greche XY) mai neppure interpellate dai magistrati. Per questo gli stessi autori, che si dicono garantisti, hanno preferito mettere la prima copia del libro (con nomi e cognomi in chiaro) proprio nelle mani di Giancarlo Capaldo, capo della direzione distrettuale antimafia romana. Viene da domandarsi se fosse il caso di dare alle stampe un’opera che potrebbe rivelarsi una grande montatura del tutto infondata da un lato o un’opera collettanea di grandi ovvietà dall’altro. Metastasi potrebbe essere una lettura interessante per un verso, se la si inserisce nel profondo solco della letteratura fiorente dedicata alla mafia, ai pentiti et similia, dal momento che l’argomento, come si dice, tira tantissimo; ma potrebbe rivelarsi una lettura altrettanto fuorviante quando certi fatti e certi episodi lasciano la sensazione di una cosa spiata dal buco della serratura, per cui lasciata alla libera interpretazione del guardone di turno. Insomma, il libro ha il merito di aprire spiragli diversi per comprendere l’assalto al nord della mafia calabrese (cosa tuttavia non proprio sconosciuta), ma resta il dubbio che rivelazioni così delicate andrebbero verificate prima di essere divulgate urbi et orbi.

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