Mi chiamo Yuri

Mi chiamo Yuri

Valentina e Yuri si sono incontrati per la prima volta nel 1987, in un pomeriggio di novembre. Lei aveva otto anni, lui portava i capelli castani tagliati a caschetto come un piccolo Lord. I luminosi occhi color miele del ragazzo avevano incontrato quelli azzurri di Valentina e subito era scattata una speciale complicità: i due si erano scelti, erano diventati amici del cuore. Quel giorno Yuri aveva aiutato Valentina a fare i compiti e poi avevano giocato al parrucchiere, il bambino si era fatto lavare i capelli sdraiato sui cuscini del divano. Questo è il ricordo che bussa alla mente di Valentina, impegnata a lavare i capelli al nipotino Lorenzo. L’ultima volta che Valentina aveva visto Yuri, l’amico aveva diciannove anni ed era in partenza per le vacanze estive. Un orecchino d’oro brillava sul suo lobo sinistro: un regalo di Bianca, la bellissima ragazza che aveva conosciuto. Stavano insieme, aveva detto a Valentina. Era felice. Quel giorno lui le aveva fatto una promessa, aveva giurato che per lei ci sarebbe sempre stato. Valentina ancora non riesce a credere che Yuri, il suo amico Yuri, non ci sia più. L’ha informata Andrea, uno degli amici più cari di Yuri. Un brutto incidente, dieci anni prima, dalle dinamiche poco chiare. Dicono che Yuri non fosse solo in macchina quella sera. Qualcuno sostiene che fosse stato un colpo di sonno, altri che il ragazzo avesse bevuto o si fosse drogato. Ma Yuri era astemio, non voleva assomigliare al padre, un alcolista incallito. E poi, sebbene in quel periodo girassero cocaina e droghe sintetiche, Valentina non aveva mai visto l’amico alterato...

Per Valentina e Andrea, protagonisti del romanzo d’esordio della fotografa romana Patrizia Pieri, Yuri è il ricordo di una gioventù spensierata e affamata di vita, un legame che la distanza, le differenti scelte di vita, il tempo “perennemente accelerato” non sono mai riusciti a cancellare. Tanto più importante allora diviene svelare la verità sulla sua morte, illuminare gli angoli bui di una storia che vuole ancora parlare: per offrire serenità a chi è rimasto; per onorare il ricordo di chi non c’è più. Per Valentina, recuperare il ricordo di Yuri sarà anche l’occasione per ritrovare una parte di sé che sembrava perduta per sempre, tra desideri mai realizzati e aspettative da soddisfare, l’occasione di ascoltarsi davvero e, forse per la prima volta, di godere di un presente che può riservare ancora sorprese. Yuri non c’è più, è il grande assente del romanzo, ma la promessa di rimanerle sempre accanto non è stata infranta. Il ragazzo dagli occhi luminosi e dalla personalità trascinante riemerge evocato da piccoli episodi quotidiani, lascia impercettibili “segni” del suo passaggio. Segni che può cogliere solo chi impara a guardare oltre il visibile, poiché chi abbiamo sinceramente amato e chi ci ha amati a sua volta non scompare mai davvero. Con stile semplice e pulito la Pieri racconta la storia di un’amicizia tenera e profonda, viaggia tra passato e presente per ricostruire la figura di Yuri, fermando sulla pagina i contorni di un sentimento puro e assoluto, spesso interrogandosi sul valore della vita, della memoria, della verità. Talvolta un po’ forzati gli spunti più noir del romanzo – benché le tappe dell’indagine compiuta da Andrea e Valentina e i riferimenti ai loschi traffici della piccola malavita romana aprano indubbiamente squarci su una realtà ben presente e talvolta poco riconosciuta –, ben più coinvolgenti la capacità di introspezione dell’autrice e la genuinità del sentimento che lega i protagonisti, accompagnati da una sempre vivida “fotografia” degli ambienti: è facile visualizzare i tramonti romani goduti dalla terrazza del Gianicolo e gli scorci più caratteristici del quartiere Monteverde, angoli che potrà apprezzare in particolare chi in quegli stessi luoghi ha condiviso, come i protagonisti del romanzo, chiacchiere al tramonto e attimi di spensierata evasione, di vera e sincera amicizia.



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