Mi dicevano che ero troppo sensibile

Mi dicevano che ero troppo sensibile

“Si emoziona per nulla, ha paura di tutto, è chiusa timida e passa inosservata in mezzo alla folla”. Fin da piccola è quello che Federica si è sentita rimproverare da genitori, insegnanti compagni di classe e chiunque le gravitasse intorno. Veniva isolata a danza così come a nuoto o a pallavolo, e a casa era dura essere capita. Ci ha messo anni per scoprire che la sua estrema sensibilità non era una debolezza bensì la sua forza, quel superpotere che rende la sua intelligenza emotiva in grado di entrare in empatia con il prossimo e guardare il mondo a trecentosessanta gradi. Crescere in disparte perché tutto sembra più difficile e più doloroso, andare in salita anche quando tutti hanno imboccato una discesa senza ostacoli, modellarsi sul prossimo e rinnegare se stessi per non essere esclusi…

Con sincerità e padronanza dell’argomento Federica Bosco ‒ che il pubblico di lettori italiani ha apprezzato come autrice di romanzi chick-lit (tra questi Mi piaci da morire) ‒, ripercorre le tappe della sua crescita, segnata da una marcata sensibilità che l’ha portata a isolarsi dagli altri. Marchiata come “diversa” in un mondo sempre più veloce e automatizzato nei sentimenti, la Federica bambina, adolescente e poi giovane donna ha vissuto anni difficili, incompresa dai genitori (che poi si sono separati) e presa di mira dai bulli a scuola, fino poi a scoprire, da sola, che la sua ipersensibilità è comune a un 15-20% della popolazione. Una condizione esplorata dall’interno e senza filtri, a cui studi di psicologia e di psicoanalisi (citati nel testo dalla stessa autrice) dedicano sempre maggiore attenzione, ma che troppo spesso passa sotto silenzio e inosservata nella giungla urbana del nostro quotidiano. Un po’ manuale di pronto intervento che ogni ipersensibile dovrebbe tenere in tasca, un po’ preziosa guida all’autoaiuto, Mi dicevano che ero troppo sensibile sfata certi luoghi comuni che vogliono gli ipersensibili deboli timidi e quasi sempre donne, e conferma la sana eterogeneità della specie umana, costituita da: stakanovisti, ambiziosi, indifferenti, ma anche di persone empatiche e dai talenti tutti da scoprire. E se ridere fa bene al cuore, così come una dieta corretta e un sonno ristoratore sono un toccasana, questo vale a maggior ragione per chi possiede un’intelligenza emotiva.



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