Mia inquieta Vanessa

2017. Mentre si prepara per andare al lavoro, Vanessa prende il cellulare e va sui messaggi: l’ultimo che ha inviata a Strane è di quattro ore prima, ma lui non ha ancora risposto e non l’ha neppure letto. Vanessa mette in tasca il telefono, seccata: non è tenuta a stargli così dietro; in fondo il casino l’ha combinato lui, non lei. Al lavoro, con il sorriso stampato sulle labbra ma con gli occhi tristi, Vanessa consiglia gli ospiti su quali siano i più interessanti luoghi da visitare in quella zona del Maine o su quali ristoranti offrano la miglior scelta. Durante la pausa si siede in una stanzetta vuota e mangia un panino tenendo gli occhi incollati al cellulare. Continua a controllare in modo compulsivo quel post su Facebook e a leggere i commenti e a contare i like. Sono tutte dichiarazioni di incoraggiamento così decise che Vanessa spinge via il telefono, mentre getta il panino nella spazzatura. Non ha più fame. Sta per tornare nella hall, quando, finalmente, Strane la chiama. Vanessa non fa domande, ma lui comincia a spiegare: la scuola aprirà un’indagine e lui si sta già preparando al peggio, convinto che lo costringeranno a dare le dimissioni. Il suono della sua voce sconvolge Vanessa, che fatica a seguire quello che l’uomo le sta dicendo. Vorrebbe confortarlo, dirgli che la sta facendo più tragica di quanto sia in realtà, ma sa che non è vero. Nell’ultimo mese moltissime donne hanno preso coraggio e hanno denunciato pubblicamente i propri molestatori. Quando Jacob Strane e Vanessa si sono conosciuti, lei aveva quindici anni e lui quarantadue. A Vanessa la differenza d’età pareva perfetta e c’era qualcosa in lei che le faceva pensare che valesse la pena correre il rischio di cominciare una storia con il suo insegnante, a cui una cosa del genere non era mai accaduta sino ad allora, perché prima di lei non aveva mai provato alcun desiderio nei confronti di una sua giovane allieva. Vanessa ricorda perfettamente l’attimo in cui tutto è iniziato ed ha avvertito, per la prima volta, lo sguardo di Strane risucchiarla…

Il romanzo d’esordio di Kate Elizabeth Russell - autrice americana che, dal momento della pubblicazione del suo lavoro, ha diviso critica e lettori - è un libro durissimo, che tuttavia deve essere letto, per smascherare i rapporti malati, i sogni sbagliati e le carezze che avvelenano, per imparare a difendersi dall’abuso, che viene raccontato, attraverso le parole della protagonista, da una prospettiva diversa, che sceglie di non indulgere in una sadica caccia all’untore, ma si permea di dubbio e analizza un’esperienza emotiva complessa e le fratture di un’adolescenza interrotta. La Russell si distanzia dalla gogna mediatica e dall’opinione pubblica - che, troppo superficiali, si limitano a semplificare le tematiche legate alle molestie sessuali e a schierarsi su posizioni estreme - e sceglie di analizzare a fondo i temi della dipendenza, della colpa, della responsabilità. Al centro della storia Vanessa, una quindicenne solitaria e un po’ inquieta che subisce il fascino del suo insegnante di letteratura, quarantaduenne imprigionato nelle sue debolezze e nel suo animo bambino, che le stravolge completamente l’esistenza, inghiotte la sua adolescenza e finirà per distruggerla nell’animo, in nome di un sentimento che la ragazza chiama amore, ma che amore non è. Quando, anni dopo il loro primo incontro, il professore viene accusato di abusi da parte di alcune ex allieve dell’istituto nel quale ha svolto la sua professione di insegnante, a Vanessa viene chiesto di unirsi alle altre ragazze e di denunciare. Ed ecco che, mentre da una parte “stupro”, “violenza” e “molestia” sono termini che si rincorrono nella mente della giovane donna quando cerca di ricordare il suo vissuto accanto a quell’uomo, dall’altra si rifiuta di condividere il proprio passato con le altre vittime, cerca giustificazioni, tenta di proteggersi e di proteggere la relazione con il suo insegnante, concedendosi una versione dei fatti alquanto distorta. Non è un verdetto di colpevolezza a senso unico quello che si deve andare a cercare leggendo questa storia, tagliente come una lama e arricchita da diversi richiami letterari - che vanno da Lolita di Nabokov a Ethan Frome di Edith Wharton, passando anche attraverso Enrico IV e Tito Andronico di Shakespeare -; il vero intento della Russell è nascosto nella dedica iniziale del romanzo: “Per le vere Dolores Haze e Vanessa Wye, le cui storie non sono state ancora ascoltate, credute o capite”. Ascoltare e sforzarsi di comprendere, senza indulgere nel vittimismo, la storia di Vanessa e di tutte le ragazze che, come lei, confondono abuso e amore, unicamente perché hanno la drammatica necessità di autoconvincersi che sia così.

 


 

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