Milano Pastis

Milano Pastis

Jo Le Maire, detto il Sindaco perché nel XVII arrondissement di Parigi e in particolar modo nella zona di Pigalle, dove è nato e cresciuto, tutti si sono sempre rivolti a lui se c’era una lite da sedare, qualche lavoretto da organizzare o scegliere le persone giuste per andare a “fare quattro chiacchiere” con qualcuno, è in realtà il referente numero uno della mala parigina. Lui, figlio di immigrati italiani, che fin da piccolo dormiva con l’arma carica vicino al cuscino e malediva la sorte e il destino per avergli dato una vita di espedienti e di rischi in una zona di poveracci come lui, invece di regalargli una esistenza agiata e lussuosa come pensava di meritare, sta per avere proprio l’occasione della vita. Quell’occasione che gli permetterà di fare il salto di qualità e trasformarlo da Sindaco della mala a organizzatore del colpo del secolo, donandogli ricchezza e fama in eterno. Il 3 gennaio del 1964, infatti, al Bar Furcroy, nel quartiere Batignolles di Parigi, degli uomini vestiti di nero e con tatuaggi a forma di svastica propongo a Jo un affare che potrà gestire come gli pare, facendosi aiutare da chi vuole, magari proprio da quei bravi ragazzi con i quali è cresciuto a Pigalle e che si fidano di lui perché sanno che il Sindaco è un galantuomo che non tradisce gli amici e i collaboratori. Jo all’inizio nicchia, fa il sostenuto, quello che ci deve pensare e che in realtà non ha bisogno di lavori extra, proposti, in più, da persone che non conosce affatto. Poi, quando uno degli uomini vestiti di nero, prima di salutarlo e uscire dal bar, gli infila nella tasca della camicia il volantino di una gioielleria milanese, il Sindaco non può fare a meno di rimane a riflettere sull’intera faccenda. Diciassette giorni dopo, nel carcere francese di Melun avviene una spettacolare e disgraziata evasione di un gruppo di detenuti. Proprio quei bravi ragazzi di cui ha bisogno Jo Le Maire per lasciare la Francia e tentare la fortuna al di là delle Alpi…

“Che sono un bastardo come quei gatti dai mille colori…”: così canta Edy, in Milano Pastis, canzone inserita nel suo album Variazioni e che prende spunto proprio dall’omonimo romanzo di Davide Pappalardo, all’interno del quale, a sua volta, c’è nascosta tra le pagine l’indicazione del link per scaricare gratuitamente il brano di Edy. E se i lettori pensano che le collaborazioni tra artisti siano finite qui si sbagliano moltissimo, perché Pappalardo per questo suo ultimo lavoro letterario ha preteso solo il meglio: una nuova impaginazione, una nuova veste grafica, una nuova prefazione a cura dell’artista milanese Gian Luca Margheriti, un nuovo packaging e l’inserimento all’interno del libro di alcune illustrazioni di Carlo Jacono, uno dei più grandi copertinisti italiani, scomparso nel 2000 dopo avere lavorato per le più importanti case editrici nazionali. È questo Milano Pastis. Più di un noir, più di un romanzo di azione e suspense, più di quanto i lettori italiani sono abituati ad avere tra le mani e leggere. È una opera totale da sfogliare, ascoltare, divorare in ogni sua sfumatura e che racconta della rapina in via Montenapoleone a Milano, avvenuta il 15 aprile del 1964. Un colpo così fine e magistrale da entrare, di diritto, nella storia della cronaca nera italiana. Una rapina che Dino Buzzati, a quel tempo cronista al Corriere della Sera, definì una “signora rapina”, ideata ed eseguita da un gruppo di malviventi conosciuto come il clan dei Marsigliesi. Pappalardo, naturalmente, ci mette del suo romanzando l’intera impresa come se fosse un poliziesco francese della nouvelle vogue. Il risultato, a parte qualche pagina dove le lunghe descrizioni appesantiscono alquanto la trama, è comunque interessante, anche perché l’autore riesce a far rivivere ai lettori il mood e l’atmosfera dell’epoca, a farli viaggiare virtualmente tra la Francia e l’Italia, e a omaggiare Milano con un noir che narra fatti reali della sua storia del Novecento.



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