Milano rovente

Il caldo è devastante e solo quella donna dalle labbra gonfie e quasi calva, dominata da un freddo interno di cui è intrisa fin nelle viscere e nei polmoni, batte incessantemente i denti. Per il resto non è possibile fare altro che boccheggiare come pesci senz’acqua. In via Sant’Arialdo si è radunata una massa informe di persone. In prossimità del sottopasso c’è un’auto sospetta. È ferma. È un’utilitaria sudcoreana, una Hyundai I10, per la precisione. Al volante c’è un uomo. Ha i capelli rossi. L’età è indefinita e indefinibile, si direbbe fra i trenta e i quarant’anni. Passa qualche minuto. Tutto è immobile. Dopo un po’ l’uomo apre la portiera. Scende. Avanza incerto per la strada. I suoi jeans sono sdruciti, la sua maglietta, color antracite, è bucata. Un fischio fende l’aria. È il segnale. La roba è arrivata. Ogni cosa sembra procedere come al solito. Ma poi si susseguono movimenti strani. Compare dal sentiero del boschetto un uomo anziano. Sembra un sopravvissuto degli anni Settanta. Ad un tratto spunta anche una pistola. Si sentono degli spari. Uno. Due. Tre. Scalpiccii frenetici. Poi più nulla. Dev’essere così la morte. Scivolare in un sonno senza sogni, come quello indotto da un’anestesia…

Alessandro Bastasi è nativo di Treviso ma vive a Milano da oltre quarant’anni: in passato attore e autore di articoli di argomento teatrale, pubblicati su riviste e quotidiani, come del resto suoi racconti si leggono anche in numerose antologie e in vari siti di matrice letteraria, è conoscitore – in maniera talmente profonda da ambientarvi il suo primo romanzo – pure della Russia, in cui ha passato lunghi periodi proprio all’epoca della transizione fra l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e la nuova realtà, non priva né di luci né tantomeno di ombre. Scrive con grande eleganza, le sue trame sono curate, gli ambienti sono connotati in modo sopraffino, le descrizioni sono precisissime ma mai pedanti, i personaggi interessanti, sempre ricchi di sfumature, complessi, modelli di riferimento per l’interpretazione della fragile condizione umana, cui guarda con bonomia, giustizia, indulgenza, ironia, serietà che non si prende sul serio. Milano, poi, non è un mero sfondo, anzi, è una protagonista a tutti gli effetti, una, nessuna, centomila: per le sue vie, con souplesse e acume, si muove, guardando in faccia una realtà torbida e destabilizzante che non manca di determinare conseguenze rovinose a più livelli, Daniele Ferrazza, commissario di polizia che non ha avuto paura di prendersela, quando la giustizia lo imponeva, anche contro l’Arma, e che adesso deve affrontare la crisi della sua relazione con l’anchorwoman Laura Barbieri e l’accusa che pende sul capo di un agente di polizia giudiziaria in forza al suo commissariato. Quella di aver ucciso un imprenditore dei rifiuti, settore che interessa molto la criminalità organizzata.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER