Misteri di scrittori

Misteri di scrittori

Lo sapevate che “Era una notte buia e tempestosa” ha vinto la palma come peggiore incipit di tutti i tempi? Il povero Edward Bulwer-Lyton però ha reso un grande favore all’industria della scrittura creativa: offrire, con 6 parole, materiale per interi capitoli di manualistica su come si debba o non si debba far esordire una storia. Da lì in poi, da Proust a Camus, è stato come pattinare sull’olio. O quasi. E lo sapevate che altre 6 parole hanno stabilito la cifra del racconto perfetto? Non è chiaro se sia leggenda o realtà, sta di fatto che Ernest Hemingway si ingaggiò nella scommessa di scrivere un racconto brevissimo e a quanto pare ci riuscì. “Vendesi: scarpine da bebè, mai portate”. In inglese: “For Sale, Baby Shoes, Never Worn”. Per tutti coloro che, leggendo i suoi romanzi, si sono fatti una idea edulcorata di Charles Dickens, beh, ridimensionatela. Dickens non era uno stinco di santo e non perché avesse un’amante, ma perché aveva una sottile vena di razzismo. In occasione della ribellione indiana del 1857 il vecchio Dickens, proprio lo scrittore che ci ha educati al mito del bianco natale e della rettitudine e che ci ha portati a commuoverci per le drammatiche condizioni di povertà di straccioni e orfanelli, esortava l’esercito inglese a “sterminare la razza indiana”. Chi non ama Willy Wonka alzi la mano. E la alzi pure chi non nutre simpatie per Roald Dahl, che lo ha creato. La sua è stata una vita circondata da storie fantastiche – I Gremlins sono suoi – ma anche di tragedie personali e morti laceranti. Una però è la vicenda che meno si accosta alla sua figura di creativo. O forse è quella che gli si avvicina di più. Durante la Seconda guerra mondiale si schianta col suo aereo nel deserto della Libia. Ne esce con una contusione cranica e una cecità temporanea che gli impediscono di tornare al fronte. Che fare? Il ragazzo ha qualità e così viene immediatamente reclutato nei servizi segreti esterni britannici. Il papà di Willy Wonka è una spia del famoso MI6...

Curiosi questi aneddoti, vero? Molti altri ne troverete nell’agile testo messo insieme dalla Costa, che oggi è cronista giudiziaria per la testata online “Slate.fr”. Da Harper Lee, sulla quale gravano i sospetti di non aver mai scritto di suo pugno Il buio oltre la siepe (le voci, categoricamente smentite, vorrebbero che fosse stato scritto da Truman Capote), al cane Charlie con cui un vecchio e malato John Steinbeck intraprende un viaggio attraverso gli Stati Uniti, alle scazzottate tra il Gabo e Mario Vargas Llosa per una questione di donne, qui dentro ne trovate per tutti i gusti. La scrittura non è esaltante, alcune vicende sono già note – quella del mistero dietro il nome di Elena Ferrante, per esempio – ma alcune chicche la rendono un’opera tutto sommato godibile. Affascinante la ricostruzione della vicenda personale di Anaïs Nin e dei suoi due inconsapevoli mariti; o la storia arguta del giudice nominato nel processo per plagio de Il Codice Da Vinci che, nel corpo della sentenza in cui scagiona Dan Brown, inserisce, con insolito acume e umorismo, un codice da decifrare. Sono tutti episodi che ricadono nello spettro ampio del pettegolezzo letterario, senza angoscia e senza peso. Una lettura leggera e piacevole che potete tenere accanto al comodino e della quale leggere un capitolo prima di andare a dormire come favola della buonanotte o durante un pomeriggio tedioso nel quale volete mettere a riposo i vostri neuroni affannati. Ma non dimenticatevi che di tanto in tanto incontrerete Stephen King, Agatha Christie, l’autore de I piccoli brividi e Michael Crichton appassionatamente alle prese con le loro vicende personali, spesso più scabrose delle storie che hanno creato.



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