Morso di luna nuova

Estate del 1943. Biagio porta sempre con sé il suo canarino, che dalla gabbietta inizia a cantare quando avverte l’imminente inizio dei bombardamenti. Secondo l’amico Armando, un tipo intraprendente (in modo particolare con il gentil sesso), l’uccellino di Biagio è ancora più affidabile della sirena di allarme che dovrebbe richiamare la popolazione di Napoli rimasta in città, affinché trovi rifugio nei ricoveri per proteggersi dagli attacchi aerei. Infatti, alle volte la sirena suona in ritardo o non suona affatto, con conseguenze disastrose. Armando è innamorato di Elvira, la giovane figlia di Gaetano - il portiere del ricovero dove sono soliti rifugiarsi i personaggi dell’opera, un fiero antifascista - e malgrado i bombardamenti creino un clima di enorme tensione, il giovane un po’ scapestrato cerca di far di tutto per attrarre l’attenzione della ragazza. Biagio gli è d’intralcio, teme che lei noti il suo bel fisico, che compensa la timidezza, ma anche la balbuzie e l’ossessione di portarsi sempre a presso il canarino. La madre di Elvira, la signora Rosaria che accompagna la figlia nel ricovero, cerca di distrarla per allontanarla da Armando, secondo lei un poco di buono perché figlio di un signore che ha perso il suo patrimonio giocando a carte. Con loro ci sono un generale in pensione, un convinto sostenitore del regime, in sua presenza è bene non lasciarsi andare a critiche contro il fascismo; Sofia, una vedova benestante dal carattere cordiale; e infine Emanuele e Oliviero, due compagni, rispettivamente un venditore di baccalà che emana pessimo odore e un falegname che cerca di insegnare all’amico la lingua italiana. Gli americani sono già sbarcati in Sicilia e Mussolini è stato arrestato, dopo che il Gran Consiglio del fascismo per la prima volta ha votato a suo sfavore. Ancora alcune settimane e sarà siglato l’armistizio di Cassibile tra l’Italia e gli Alleati, ma i personaggi dell’opera di De Luca non possono prevederlo. Parlando della paura diffusa in tutta Napoli dei bombardamenti, la signora Rosaria ricorda un medico coraggioso e orgoglioso, che per il suo pessimo udito spesso non si rendeva conto delle bombe lanciate dal cielo, e l’anziano generale sembra ancora convinto della possibilità di sensibilizzare la popolazione a una fiera resistenza – anche se poi è il primo a temere gli attacchi aerei. Solo su un punto quasi tutti i presenti sembrano essere d’accordo: se sarà bombardata Roma la guerra avrà finalmente fine. E anche il resto della popolazione di Napoli la pensa a questo modo…

Morso di luna nuova è una commedia in tre atti che ci riporta all’ultima fase del secondo conflitto mondiale, quando l’Italia si stava per spaccare tra due parti – divisione prima marcata dalla linea Gustav e poi dalla linea Gotica: Alleati al sud e nazi-fascisti al nord. Nelle intenzioni dell’autore c’è la chiara volontà di ricostruire la tragedia vissuta dalla popolazione partenopea a causa dei bombardamenti, raccontando la terribile esperienza attraverso la bocca di alcuni personaggi estremamente sinceri nelle loro emozioni. Alla paura alimentata dai resoconti di eventi terribili, si contrappongono scene di palese comicità, come quando Biagio non riesce a esprimersi a causa della sua balbuzie o negli atteggiamenti dell’amico Armando. Ma divertente è anche la storia delle prostitute del casino, che nelle vesti in cui si trovano, anche mezze nude, corrono al rifugio se iniziano i bombardamenti. Morso di luna nuova è un’opera che in effetti vuole far riflettere, ma anche sorridere. E tra le varie scaramucce e riflessioni che impegnano i personaggi, l’autore riesce a delineare uno spaccato della società napoletana del tempo, a iniziare dall’aspetto linguistico. Prevale il dialetto tranne che per la giovane Elvira, ragazza con un’istruzione soddisfacente, capace di parlare un italiano abbastanza corretto, che in certi momenti non comprende le espressioni dialettali dei presenti, in particolar modo della madre, una donna tradizionale ben lontana dalla levatura politica del marito, che rischia non solo come portiere nel suo ruolo di vigilare il condominio, ma ancora di più come promotore delle idee antifasciste. In tutti prevale la stanchezza e la sfiducia ormai assoluta nei confronti del regime fascista, inevitabile reazione per le sofferenze che le decisioni di Mussolini hanno causato. Solo il generale si ostina a difendere fino all’esasperazione la dittatura, immagine del vecchio idealista di estrema destra che nel rigore avverso a ogni libertà, vede la soluzione a qualsiasi tipo di problema. Autore di romanzi, saggi, opere teatrali e raccolte poetiche, Erri De Luca – nato a Napoli il 20 maggio 1950 – è uno degli scrittori più prolifici della letteratura italiana attuale. Da giovane per sopravvivere ha svolto numerosi lavori manuali, tra cui l’operario, il muratore e il camionista, fino a impegnarsi come autista di convogli umanitari durante la guerra in Ex-Juguslavia. Il suo primo romanzo Non ora, non qui, scritto a circa quarant’anni, una rievocazione della sua infanzia a Napoli, è stato tradotto in varie lingue. Amante della montagna, una passione che De Luca ha ereditato dal padre, è comparso nel 2019 nel documentario Alé per raccontare la sua esperienza di arrampicatore. Nella fondazione culturale da lui voluta e che porta il suo nome, si accetta il contributo di vari artisti e si raccolgono numerose pubblicazioni.

 


 

0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER