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Morte innaturale

Key Scarpetta è allo Shelbourne Hotel di Dublino. Non riesce a dormire e ogni volta che ci prova le terribili immagini viste nelle fotografie che le ha mostrato il dott. Foley nelle ultime ore la assalgono. Così chiama Pete Marino, comandante della Squadra Omicidi del Dipartimento di polizia di Richmond in Virginia, che abbandona il tavolo di poker sul quale sta giocando con alcuni colleghi per dedicarsi all’ascolto di ciò che il capo medico legale con cui collabora da tempo ha da dire: il serial killer che squarta i cadaveri in Irlanda potrebbe essere lo stesso che ha creato la medesima situazione in Virginia e di cui si stanno occupando. D’altronde l’ultimo caso irlandese è di circa dieci anni fa, mentre da due anni in Virginia sono già a quattro omicidi: un trasferimento? E perché la pausa di otto anni? O forse tutti gli altri casi, dal Sud Africa a Firenze e all’Australia semplicemente non sono stati messi a confronto? Certo poteva essere una scoperta interessante per le loro indagini, tanto che Marino chiede: “Ne hai parlato con Benton?”. Benton Wesley collabora spesso con i due, è il responsabile del CASKU, un ufficio che si occupa di sequestri di bambini e di serial killer. Ma tra la Scarpetta e Wesley c’è anche dell’altro e non è proprio attinente al lavoro di entrambi. In realtà il medico legale non è a Dublino soltanto per mettere in correlazione una serie di omicidi, ma per una serie di conferenze sull’argomento nelle quali è stata chiamata a intervenire...

C’è la solita familiarità di un’ambientazione che si conosce molto bene, con tutti i personaggi che la popolano a Richmond, in Virginia, e che proseguono la loro vita accanto a quella di Kay Scarpetta. Ma questa volta c’è un filone di inchiesta e di ricerca che arriva fino all’Irlanda, ma soprattutto di terribile c’è un virus, “parente stretto” del vaiolo, con cui Deadoc, il dott. Morte, il “villain” di questo thriller, vuole infettare l’intera umanità e che rende il romanzo molto vicino ai nostri giorni, vissuti, proprio a causa di un virus, tra quarantene (quella dell’anatomopatologa ce la fa sentire molto vicina) e contagi, pur con le dovute differenze. Soprattutto c’è la volontà con cui l’antagonista di Kay Scarpetta prova a imitarla, arrivando, nel suo mutilare i cadaveri, ad utilizzare gli stessi strumenti del medico legale. Un indizio sconcertante, ma tutto sommato non è il solo in questo percorso che costituisce un crescendo di eventi che tengono incollati alle pagine, come sempre facendo il tifo per i nostri eroi, che ormai da decenni ci tengono compagnia nei libri della Cornwell e magari storcendo il naso a causa di quell’elemento di disturbo costituito dall’agente Percy Ring, dalla sua lingua troppo lunga non solo nel rivelare le sue ipotesi, spacciandole per ufficiali, ma anche nell’esternare le sue fobie, a cominciare da quella nei confronti degli omosessuali. La solita capacità di particolareggiare le descrizioni di ciascuna procedura aggiunge un’altra perla alla già “nutrita collana” di Patricia Cornwell.