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Musica rock da Vittula

Musica rock da Vittula
Un quartiere più povero non potrebbe esistere, una regione più a nord della Svezia non c’é. Il quartiere di Vittulajankka - abbreviato in Vittula, letteralmente "palude della passera" - è in una zona così dimenticata da Dio da non essere nemmeno segnata sulle cartine. Matti ci pensa sempre: se nasci lì devi per forza di cose scappare, il destino è destino, poi sono gli anni Sessanta e l’aria gira più velocemente. Niila è il suo migliore amico e Matti quando lo guarda lo vede ancora quel bambino che non parla e che fa come tutti i bambini che nascono in un ambiente ostile, si rende invisibile, assume di anno in anno il colore dell’ambiente che lo circonda, non si muove. Qui nulla è regalato, l'accento della gente di Vittula è finlandese ma non sono finlandesi, il loro accento è svedese ma non sono svedesi: non fanno nulla perché non c’è nulla, vivono di sussidi, gli unici che sono tornati dal sud nel paese di nascita sono quelli tornati in una bara, vittime di incidenti stradali, ma più che altro suicidi. Matti ora più che pensare deve correre, e anche molto veloce. Lo stanno inseguendo - e non è certo strano, qui a Pajala i pestaggi sono all’ordine del giorno e soprattutto sono a catena. Mentre continua a correre, pensa che gli era già andata bene ieri, quando gli hanno chiesto di chi era figlio; mentalmente aveva ricostruito i tre pestaggi in corso al paese, sperando di averli ricostruiti bene. A Pajala bisogna abituarsi e prendere ciò che passa il convento, non interessa alla tv Svedese che i Beatles, gli Who, I Procul Harum, gli Small Faces o i Kinks stiano facendo impazzire il mondo e rivoluzionando un sistema. Qui passa poco e niente, c’è solo una vecchia registrazione di Elvis all’apice della carriera, prima del servizio militare. Ormai è troppo tardi per tornare indietro, Matti deve impadronirsi della musica, smettere di far finta di suonare chitarre di legno e formare una band. Il Rock ha cambiato il mondo e sta cambiando anche Pajala, sì anche qui, dove non erano riusciti né l’asfalto né i supermercati...
Lo svedese Mikael Niemi è nato nel 1959 proprio a Pajala, la città in cui è ambientato il racconto, ma a chi gli chiede se questo è un romanzo autobiografico risponde sempre... che è solamente biografico. Vero caso editoriale in madrepatria, ha venduto in totale circa 800.000 copie ed è stato tradotto in ventisei lingue. Questo non è un libro della serie ormai cult dei gialli nordici, è lo specchio di un paese antico che in effetti non esiste più. Un luogo in cui la musica assume per il protagonista il ruolo di chiave di volta, pretesto e forma d’amore per riuscire a evadere, o semplicemente sopportare, il tempo che resta da passare in un quartiere difficile e sopravvivere alle credenze, alle usanze, ai riti di passaggio tra fanciullezza e adolescenza; riti che hanno anche un che di magico, ma che non fanno dimenticare la repressione religiosa. La gente di questa regione vive come vivono gli stranieri in una patria matrigna, quasi una minoranza finlandese in Svezia. Ed è il rock che li rende uguali, sono la lingua e il ritmo che li rendono liberi. Musica Rock da Vittula è ironico, a tratti comico: è la vita in un mondo fuori dal mondo. La scrittura è lineare e scorrevole, la lettura è veloce e piacevole. La natura in tutte le sue forme riveste l’importanza di un co-protagonista: i luoghi così rigidi e inospitali, quasi primitivi, racchiudono la violenza degli elementi che sembra poi ritrovarsi e riversarsi nella violenza intrinseca degli abitanti di questo luogo. Consigliato a chi, almeno una volta nella vita, ha sognato di trovarsi in terre di ghiaccio, neve e cielo.