Namamiko - L’inganno delle sciamane

Namamiko - L’inganno delle sciamane

È nell’Era Shōryoku che l’imperatore Ichijō raggiunge quella che viene considerata la maggiore età, 11 anni, ed è anche il momento ideale affinché prenda moglie. La prescelta è la sedicenne Teishi, figlia del Ministro Michitaka, che diviene dunque la Prima Consorte Imperiale. Il giovane sovrano ne resta incantato e l’amore tra i due non tarda ad arrivare. Sfortunatamente il nonno dell’imperatore, il Gran Ministro Kaneie, si ammala e questo fatto appare come un terribile presagio che mette in subbuglio la corte. Preghiere e rituali si susseguono per placare gli spiriti vendicativi, ma la malattia peggiora e Kaneie è costretto ad abbandonare i propri incarichi, che vengono assegnati a Michitaka, accrescendone il potere. La situazione, inevitabilmente, suscita pettegolezzi e insinuazioni. In questo periodo a mettersi in mostra è anche il Primo Funzionario della corte imperiale, l’ambizioso Michinaga. Abile nel familiarizzare con le dame di corte vicine alla Prima Consorte, di cui tiene d’occhio con attenzione il comportamento e il rapporto intenso con il giovane imperatore. L’interesse di Michinaga ha uno scopo ben preciso, desidera condurre a palazzo la figlia maggiore Shōshi, appena avrà raggiunto l’età adeguata, per far sì che diventi la Seconda Consorte imperiale e possa in tal modo favorire il suo potere e il suo controllo su Ichijō...

L’opera pubblicata nel 1965 è una ricostruzione degli eventi avvenuti durante l’Era Heian (794 – 1185). Fumiko Enchi (1905 – 1986) ha messo mano alla storia del giovane imperatore Ichijō, ricostruendo il complesso cerimoniale di corte, le convenzioni a cui la coppia imperiale era costretta, la ragnatela di intrighi e manipolazioni per ottenere potere e prestigio, inganno e delazioni che mettevano a rischio la vita di tutti, nobili inclusi. Spicca nel romanzo la figura storica del potente Gran Cancelliere Fujiwara no Michinaga, temuto da tutti e dall’influenza incontrastabile. La Enchi interviene di volta in volta nel testo, per spiegare le sue scelte narrative e i brani originali che le hanno ispirate, a cui ha unito situazioni immaginarie. Il suo stile è debitore della grande influenza che hanno avuto la lettura delle opere di Jun'ichirō Tanizaki e del classico giapponese per eccellenza, il Genji Monogatari, ambientato nella stessa era del Namamiko. Il grande numero di nomi e titoli dei vari personaggi rendono la lettura impegnativa e spezzano il ritmo degli eventi, eppure il testo conserva il suo fascino, un amalgama di tenerezza e inquietudine serpeggia tra le pagine, sensazioni che forse affliggevano anche gli sposi imperiali. A determinare il declino della sposa Teishi sono le parole di due sciamane che fingono possessione da parte di spiriti ostili. Nel libro sono le donne a orientare il potere politico, come tramite degli spiriti e come orecchie indiscrete capaci di riportare ogni parola pronunciata a corte. Celate dietro i paraventi, nelle alcove, nell’ombra, in attesa, al servizio di chi è più scaltro o più generoso. Le figure femminili trionfano nei romanzi della Enchi, come in Maschere di donna e Onnazaka, combattute tra il rispetto verso il loro ruolo sociale e l’obbedienza dovuta alla famiglia, e la loro indole che le spinge verso aspirazioni ben diverse, creando dissidi interiori e infelicità. Come accade a Teishi e in particolare a Kureha. Il volume Namamiko è arricchito da una introduzione scritta da Giorgio Amitrano, celebre orientalista e traduttore, e dalla postfazione a cura della professoressa Daniela Moro.



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