Nascita di una ghostwriter

Nascita di una ghostwriter

Vani Sarca è appena stata convocata nello studio del direttore del personale di una importante e antica casa editrice di Torino, L’Erica. Dopo anni passati sui libri, per il gusto di leggere e tanto da essere considerata quasi “anormale” dai suoi familiari per preferire sempre le pagine stampate agli amici e allo svago, dopo essersi diplomata e laureata in Lettere a pieni voti, ma essere rimasta disoccupata a lungo, dopo aver sopportato a lungo le ingerenze di mamma Sarca che anche oggi pretende di far valere la sua volontà sull’abbigliamento della figlia (dark che di più non si può), finalmente Vani comincia a vedere la luce in fondo al tunnel, sottoforma di un appartamento in cui andare a vivere da sola. Nella sua personale classifica, la letteratura viene assolutamente al primo posto, poi vengono la birra scura e le patatine al formaggio. Lei il giorno della festa del papà pensa a Michael Ende e in quello della festa della mamma a Louisa May Alcott. E finalmente ha un lavoro vero in una casa editrice: il sogno della sua vita. Sarà una ghostwriter e come tale si è proposta! La mamma vorrebbe che per questo suo primo giorno di lavoro si vestisse decentemente, lei non ne vuole sapere e si presenta così, come di consueto con anfibi neri con rostri e spuntoni di metallo, pantaloni neri borchiati, impermeabile nero un po’ liso dall’uso, ma rigorosamente pieno di catene, lungo fino a terra e con il bavero alzato da farla assomigliare a Dracula. Non solo, ma le unghie hanno lo smalto viola e ha le mani piene di anelli - ferraglia medievale! Ha i capelli, ovviamente, nero corvino, con un gran ciuffo che le copre l’occhio sinistro e sotto è pesantemente truccata di nero con un rossetto viola scuro. L’effetto totale fa sì che il direttore Enrico Fuschi la squadri dalla testa ai piedi per dirle poi, non appena si riprende un po’: “Lei è licenziata”...

Ecco i primi passi di Vani Sarca come ghostwriter, tutti i perché e i per come che l’hanno portata a prendere una decisione simile, quella cioè di scrivere su commissione, permettendo ad altri di firmare il frutto definitivo delle sue parole e del suo lavoro. E questo libro che, alla fine, è poco più di un racconto, ci aiuta a farci un’idea dei primi passi di questo simpatico personaggio. E c’è tutto, da dove parte la sua ironia, le sue capacità incredibili, le sue battute, l’abilità di risolvere casi di ogni genere (e nello specifico un problema di spionaggio industriale), tutte caratteristiche che vengono dalla sua intelligenza schietta, dal saper osservare il mondo e le cose, interpretando correttamente tutto ciò che vede e che spesso solo apparentemente ci appare banale. I primi passi del personaggio di Alice Basso sono divertenti come tutto il resto del personaggio. Il suo abbigliamento che diventa motivo di discriminazione (ma solo momentanea, perché, per fortuna, è capace di spingere gli altri oltre le apparenze), ma di cui Vani Sarca non si preoccupa più di tanto, anzi. Diventa anche motivo per divertirsi alle spalle della madre che la vorrebbe perfettina come l’altra figlia, senza chiedersi se poi tanta perfezione rende felici. Forse in questo racconto c’è anche il primo incontro con Romeo Berganza, considerando quanto Vani sia colpita dal vice-commissario che le risponde al telefono per fugare ogni dubbio della ragazza a proposito del furto di identità, ma che la lascia soprattutto senza parole, citando “Il talento di Mr. Ripley” di Patricia Highsmith...



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