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Ne vale la pena

Ne vale la pena
Catania, quartiere La Plaja, regno di ragazzi di strada che entrano ed escono di prigione. Quasi un presagio. Una passione per la criminologia e il concorso per vicedirettore di una delle carceri italiane superato. Quasi un destino. Trasferimento a Pianosa: da un’isola ad un’altra. Nessuna relazione, nessun dialogo. Solo sospetto e lassismo. Ma la passione e la convinzione che ci possa essere un altro modo porta lontano, fino a Gorgona, il villaggio penitenziario, un “fazzoletto di speranza”. Gorgona è mare, vento e un tramonto mozzafiato, è orgoglio e meritocrazia, autosufficienza e progetto collettivo, è lavoro duro e partecipazione, produzione ed esportazione, turismo e cultura, è tv, musica, teatro, sport, scuola, cultura. È roccaforte ma anche porto di mare. C’è Paolo che ce l’ha fatta, Giorgio inverosimilmente responsabile, Gerry educatore a sua insaputa. Ma anche fughe e delitti: l’inizio della fine…
In soli due chilometri quadrati di terra toscana abbracciata dal mare l’articolo 27 della Costituzione pare essere diventato realtà. E, amaramente, ci si rende conto che i veri muri e le vere sbarre sono fuori, in una società che non sa accogliere. L’autore, direttore del carcere di Gorgona per quindici anni, è uno che non si arrende: “tutti hanno diritto alla speranza, al riscatto”. Il cambio di prospettiva è totale. La riflessione è ampia, fino a comprendere la natura profonda del nostro Stato che “fa le leggi senza creare le condizioni per applicarle”. Duro e commovente, con uno stile semplice e discorsivo (una sorta di lunga confessione), il testo trascina tra le mura del carcere, dietro le quinte di una struttura che fa di tutto per restare repressiva. È nel lavoro e nella responsabilizzazione la strada per il recupero e il reinserimento sociale: formare buoni cittadini…”ne vale la pena”. Sempre.