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Neanche gli dei

Ottobre 2070. Frederick Hallam è un giovane radiochimico per nulla brillante, con “nessun indizio d’essere destinato a sovvertire il mondo”. Una mattina in laboratorio nota sulla sua scrivania una polverosa bottiglia di reagente contrassegnata “Tungsteno metallico”. È piena di qualcosa che non sembra per nulla tungsteno, dei granuli molto ossidati. Hallam non sopporta che qualcuno traffichi con la sua scrivania e inizia a chiedere stizzito a tutti i colleghi di laboratorio chi ha messo lì quella bottiglia. Nessuno ne sa nulla. Dopo aver battibeccato con un certo Denison (tra i due non corre certo buon sangue), Hallam porta la bottiglia al reparto di Spettrografia di massa per far analizzare lo strano metallo. I risultati sono assurdi, inspiegabili: la sostanza a quanto pare è Plutonio 186, un isotopo finora sconosciuto e anzi “impossibile” per le leggi fisiche. “Non si possono ammassare 94 protoni in un nucleo con solo 92 neutroni e pretendere che la coesione resista per più di un trilionesimo di secondo”. Eppure… Per un paio di settimane Hallam si dimentica della misteriosa sostanza, finché non si accorge che la bottiglia di Plutonio 186 è radioattiva: emette positroni – “i positroni più carichi di energia che si siano mai visti”, li definisce il suo brillante collega G. C. Kantrowitsch – ma c’è un altro mistero: a ogni misurazione la radioattività è leggermente superiore. La strana sostanza viene descritta da Hallam e Kantrowitsch in un convegno scientifico meno di due mesi dopo. Durante il dibattito, il radiochimico formula un’ipotesi che cambia la sua vita e la vita di tutti i Terrestri: “(…) Ci troviamo davanti a una sostanza, il Plutonio 186, che non può assolutamente esistere, nemmeno come sostanza momentaneamente stabile, se le leggi dell’Universo sono valide. (…) Per dirla in breve, la sostanza in questione non ha avuto origine nel nostro Universo, ma in un altro, in un Universo alterato, un Universo parallelo”. (…) Giunta in circostanze ignote nel nostro Universo, la sostanza aliena si è lentamente “adattata” alle nostre leggi fisiche, ma questo l’ha trasformata in una fonte di energia praticamente inesauribile…

Lo spunto per la storia arrivò, come ebbe a raccontare lo stesso Asimov, da un battibecco scherzoso (ma fino ad un certo punto) con Robert Silverberg, svoltosi nel gennaio 1971. Parlando di un ipotetico isotopo, Silverberg aveva nominato questo Plutonio 186. Asimov, figurati, lo aveva bacchettato spiegando che tale isotopo non era possibile in natura. Silverberg aveva reagito sottolineando – come definirla eufemisticamente? – la sua scarsa sensibilità verso la plausibilità chimico-fisica dell’oggetto del suo discorso e Asimov, che a queste cose ci teneva da morire, se l’era presa a male. Per “vendicarsi”, aveva iniziato a pensare a un plot basato proprio sull’impossibilità dell’esistenza del Plutonio 186. Eppure, in una lettera del 1982, Isaac Asimov definiva Neanche gli dei il suo romanzo migliore. Pubblicato giusto dieci anni prima e insignito del Premio Nebula nel 1972, del Premio Hugo nel 1973 e del Premio Locus sempre nel 1973, il romanzo prende il titolo da una frase di un dramma di Friedrich Schiller: “Mit der Dummheit kämpfen Götter selbst vergebens”, ovvero “Contro la stupidità neanche gli dei possono nulla”, frase che – smontata in tre parti – dà anche il titolo alle tre parti (molto diverse tra loro, tra l’altro) in cui è diviso il libro. Nella prima uno spregiudicato e ottuso scienziato del nostro futuro prossimo si imbatte in una sostanza inviata nel nostro Universo da un Universo parallelo e brevetta una Pompa Elettronica che sfrutta il processo di “allineamento” dell’isotopo alieno alle nostre leggi fisiche per cambiare il mondo (e diventare ricco e famoso, oltre che vincere il Nobel) grazie a una fonte di energia virtualmente inesauribile che però nasconde una minaccia spaventosa per entrambi gli Universi coinvolti. Nella seconda Asimov esplora l’affascinante società del popolo alieno che ha inviato il Plutonio 186 nel nostro Universo, una società che funziona secondo leggi fisiche e morali molto diverse da quelle che conosciamo. Nella terza infine il più acerrimo rivale dello scienziato che ha brevettato la Pompa Elettronica riesce a renderla innocua con una brillante intuizione che coinvolge un terzo Universo. Le tre parti uscirono su “Galaxy Magazine” indipendentemente una dall’altra. Neanche gli dei è una vera delizia per nerd: pieno zeppo di riferimenti alla fisica e alla chimica, si segnala soprattutto per lo sforzo, abbastanza riuscito ma con qualche concessione di troppo alla noia, che l’autore fa per costruire una società doppiamente aliena – perché sviluppatasi su un altro pianeta e perché regolata da leggi fisiche molto lontane dalle nostre.