Nel bosco

Nel bosco

Adam Ryan è un detective della Omicidi di Dublino da circa dieci anni. Quando era ancora un bambino è stato l’unico sopravvissuto di un presumibile omicidio plurimo a danno di minori. Scomparvero nel nulla i suoi due migliori amici e lui rimase sotto shock, talmente scosso da non ricordare più nulla dell’episodio. Tra le continue domande di giornalisti e polizia ad anni intermittenti e l’invidia sotterranea delle famiglie delle vittime solo per il semplice fatto di essere stato ritrovato vivo, ad un certo punto la famiglia ha deciso di farlo emigrare e di fargli svolgere le scuole superiori in Inghilterra. Dopo aver passato interminabili anni di presunto studio, reale inconsapevolezza di sé (forse per rimuovere il trauma) e fatuo divertimento, riesce a perseguire l’obiettivo di divenire detective per la Omicidi in patria e vi ritorna cambiando prudentemente nome e cognome, all’insaputa anche dei genitori. Da qualche anno fa coppia fissa (solo professionalmente) con una donna, Cassie, molto intelligente e arguta, bella in modo non convenzionale, anche lei con un trauma alle spalle che non rivelerà subito a Adam, ma di natura diversa da quello di lui: è stata per un breve periodo la fidanzata di uno psicopatico, narcisista patologico che, in ciò similmente a ciò che ha sofferto Adam, le ha fatto talmente terra bruciata intorno da impedirle di continuare a frequentare il corso universitario in psicologia che stava seguendo, nonché tutta la cerchia di amicizie maschili e femminili lì acquisite, e da spingerla per questo a entrare in polizia nella Omicidi, per “cambiare aria”, potendosi così avvalere, peraltro, di conoscenze molto utili ai fini del profiling dei possibili killer. Un giorno, per caso, vengono ambedue incaricati delle indagini sull’omicidio di una ragazzina di 12 anni; il ritrovamento del corpo avviene al limitare del bosco di Knockaree, a non più di 200 metri da dove si presume sia avvenuta la mattanza che per poco non uccise anche Adam venti anni prima. Ovvio che Adam non solo si senta assai coinvolto psicologicamente, ma altresì sospetti che tra i due eventi possa esserci un collegamento. Decide però, contando sulla complicità e il silenzio di Cassie, al corrente di tutto, di non dire nulla ai superiori sia perché a questo punto vuole far luce, se possibile, anche sul passato, sia perché rivelare il vecchio episodio significherebbe ammettere di aver mentito alla Polizia sui propri dati anagrafici. Le indagini si concentrano su tre filoni, e sin dall’inizio si rivelano complicate e contraddittorie: da un lato la famiglia della vittima, non certo un emblema di felicità e positività e che manifesta da subito anche degli squilibri psichiatrici in almeno un componente; dall’altro, gli scavi archeologici presso Knockaree, nell’ambito dei quali è stato ritrovato il piccolo cadavere, con gli archeologi che sono in continua lite con il governo che vuole far passare in loco un’autostrada (decisione rispetto alla quale il padre della piccola Katy, la bimba uccisa, è stato il primo e più fervido oppositore) e infine il filone dei possibili collegamenti col caso di venti anni prima. A spezzare l’incertezza, o così parrebbe, è un indizio ritrovato negli scavi, che porta a un giovane archeologo. Ben presto si saprà, però, che non è quello l’unico ambiente ove cercare per conoscere la verità...

L’opera, sia pure prettamente thriller, è complessa, cupa e dai molteplici rimandi psicanalitici soprattutto nella sua seconda metà, quindi la definirei una lettura non certo leggera né nei toni né nel contenuto. Se questo – nel mare di gialletti tutti molto facili da leggere ma anche molto simili tra loro che escono ogni giorno – è certamente un pregio, non lo stesso si può dire delle soluzioni adottate all’interno della struttura narrativa. Tra personaggi che appaiono e scompaiono senza alcuna funzione nell’intreccio, filoni di indagine talmente approfonditi da potersi ritenere inaccettabile che, alla fine della storia, si trattasse solo di “abbagli” degli inquirenti e soprattutto l’accenno a una sorta di racconto di formazione per il protagonista, che però in conclusione ritroviamo ancora più spaesato e tormentato che all’inizio, molto spesso la sensazione, nella lettura di questo romanzo nient’affatto privo di idee anche originali, è che si sia voluto eccedere con i livelli narrativi finendo non solo per appesantire oltre misura la storia, ma soprattutto per far perdere il filo all’autrice stessa. Lodevole il fatto che non si sia cercato a tutti costi un finale né lieto né consolatorio, un po’ meno la connotazione confusa e incerta che caratterizza tale epilogo, dopo cotanto sforzo – non tanto di chi legge, quanto di chi narra. Nel bosco è il primo capitolo di una saga da cui è stata tratta una serie televisiva, Dublin Murders, creata da Sarah Phelps e interpretata da Killian Scott e Sarah Greene.



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